C’è sempre più Stato nell’economia. E i risultati non sono affatto male. Da simbolo di inefficienza a eccellenza nel mondo. La leva pubblica è la cura più attesa dopo la pandemia

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Quanto pesa lo Stato sulla nostra economia? E questo è un bene o un male? Prima di pronunciarsi sugli effetti del maggiore ruolo assunto dalla leva pubblica negli ultimi tempi, è particolarmente utile fare il punto con strumenti di sintesi come il societogramma realizzato dalla società di consulenza e relazioni istituzionali CoMar. Oggi le società industriali e di servizi controllate dallo Stato, attraverso il Ministero Economia e Finanze o, indirettamente, con la Cassa Depositi e Prestiti sono 32; a fine 2019 il loro fatturato è stato di 241,4 miliardi di euro, gli utili hanno superato i 26,8 miliardi, gli investimenti vicini ai 35 miliardi, con 471.284 dipendenti. Nota negativa: i debiti finanziari superano i 156,3 miliardi.

Sono parte delle 6.310 società pubbliche e operano in settori strategici come l’energia, la meccanica, l’aerospazio, la telematica, i trasporti e l’ambiente, esprimendo valore aggiunto ed innovazione, spesso in posizione di leadership a livello mondiale. Avranno un ruolo fondamentale nel rilancio dell’economia Italiana, gravemente colpita dalla pandemia: sulle prime dieci aziende per fatturato, cinque sono a controllo statale (e tutte le prime tre); e, considerando tutte le Imprese con più di 250 addetti, le 32 Società partecipate dallo Stato rappresentano quasi un quarto dei ricavi totali ed il 10% degli occupati.

CoMar per la prima volta ha aggregato le principali voci di conto economico e stato patrimoniale e considerando i bilanci dal 2017 ha scoperto un rallentamento della crescita nell’ultimo biennio, con un aumento però del margine operativo sul fatturato, una crescita dei debiti finanziari (+17 miliardi tra il 2018 e il 2019 e un livello sostanzialmente stabile degli addetti, che tra 2018 e 2019 sono rimasti 471.000 (ma +13.600 unità rispetto al 2017).Le Società quotate sono: Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Saipem, Snam, STMicroelectronics, Terna. Per 3 di esse, lo Stato (considerando anche Cdp) ha una partecipazione superiore al 50%: Enav (53,3%), Fincantieri (71,3%), Poste Italiane (64,3%). Le partecipazioni minori si hanno per Enel (23,6%; con il 60% rappresentato da fondi d’investimento, fondi pensione, assicurazioni; e il 16% costituito da 800.000 singoli risparmiatori), Terna (29,8%; con il 53,1% agli istituzionali ed il 17,1% al retail), Eni (30,2%; con il 50,2% di fondi ed il 18,5% composto da 270.000 investitori individuali), Leonardo (30,2%; con oltre il 51% di istituzionali, di cui il 90% esteri; e più del 17% small).

Alle 11 società quotate, si devono aggiungere 2 Spa con strumenti finanziari quotati: Ferrovie dello Stato e Rai. Per quanto riguarda le classifiche delle singole aziende, pur considerando la diversità dei rispettivi settori di appartenenza, con riferimento ai bilanci 2019: 1) le società con il migliore rapporto “mon su fatturato” sono Snam, Terna, Infratel, Italgas, Ipzs; 2) le società con il migliore rapporto “fatturato per dipendente” risultano Gse, Eni, Studiare Sviluppo, Enel, Snam; 3) le società con il migliore rapporto “debiti finanziari su fatturato” sono Sport e Salute. Ipzs, Sogei, Gse, STMicrolectronics.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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