Pensavo che, per quieto vivere, i giudici assecondassero il governo su Youssef Sahir. Invece, dopo la scarcerazione, mi ricredo con gioia.
Yuri Mei
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Gentile lettore, per fortuna c’è un giudice a Milano. Era chiaro da subito che le accuse erano “fantasiose”. Lo avevano detto perfino personaggi di destra come Giuliano Ferrara e giuristi come Felice Lima, ex Sostituto Procuratore Generale alla Corte d’Appello di Messina, che aveva scritto: “Sono imputazioni surreali, che lasciano sgomenti. Ancor più surreale è l’aggravante di terrorismo. Se non l’avessi letto, non ci crederei”. Onore all’integrità della Gip Tiziana Landoni, che ha resistito a pressioni mediatiche e politiche. Su di lei ora si sono scatenate campagne di odio. Tra l’altro è “accusata” di essere ProPal e quindi di parte, perché un anno fa firmò un appello per la tregua a Gaza. La logica è: se sei ProPal, non sei imparziale; se sei pro genocidio, sei imparzialissimo. Ma l’appello ProPal fu sottoscritto anche dalla pm che aveva firmato il mandato di fermo. E quindi? I beceri che accusavano Sahir di terrorismo e i fessi che ci avevano creduto ci sono rimasti male. Meloni pensava di fare la campagna elettorale sul finto mostro terrorista islamista ProPal. Ma c’è di più: ritengo che le accuse di Meloni alla magistratura e allo stesso Sahir configurino il reato di sovversione. Non si era mai sentito un capo di governo trattare un cittadino come terrorista senza avere mezza prova, e accusare la magistratura di esserne complice. Quando Meloni non sarà più al governo, qualcuno dovrà ricordarsene e trarre le conseguenze.
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