C’è un primo indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili nell’incredibile inchiesta della Procura di Milano sui “cecchini del week end”, cittadini stranieri che pagavano per andare a sparare ai civili a Sarajevo tra il 1993 e il 1995 durante la guerra nell’allora Jugoslavia.
Si tratta di un ex autotrasportatore di 80 anni che ieri ha ricevuto un invito a comparire per il 9 febbraio, per essere interrogato. L’80enne – primo indagato nell’inchiesta fino a ora contro ignoti – si sarebbe vantato con altre persone che nel periodo della guerra, andava “a fare la caccia all’uomo” nella città jugoslava assediata. È quanto risulta da testimonianze acquisite dai pm.
A casa dell’indagato due pistole, una carabina e quattro fucili
Sulla base dei racconti messi a verbale nel corso di audizioni di testimoni, investigatori e inquirenti hanno individuato l’80enne e hanno deciso di iscriverlo nel registro degli indagati per omicidio volontario continuato, ossia per una pluralità di episodi. L’ex autotrasportatore ieri è stato anche perquisito. Nella sua casa gli investigatori del Ros dei Carabinieri hanno trovato sette armi regolarmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili.
Si vantava di andare a “fare la caccia all’uomo”
Da quanto si è saputo, una donna avrebbe riferito a una giornalista di una tv locale friulana di aver saputo di questi racconti nei quali l’uomo si vantava di quella “caccia”. Sia la donna che la cronista sono state già ascoltate dagli inquirenti. Tra gli elementi di prova dell’invito a comparire vengono elencati l’esposto e una memoria dello scrittore Ezio Gavazzeni, che ha dato il via alle indagini, una testimonianza di Adriano Sofri, che all’epoca era inviato a Sarajevo per seguire la guerra, e le testimonianze delle due donne.
Risulterebbe, inoltre, da verifiche effettuate dagli investigatori, che in quel periodo l’uomo si sarebbe recato più volte in Jugoslavia e l’avrebbero riferito anche persone dell’azienda per la quale lavorava.
L’inchiesta sui cecchini si allarga a Francia, Svizzera e Belgio
L’inchiesta milanese, tra l’altro, si sta estendendo anche attraverso una cooperazione internazionale. Stanno infatti indagando le autorità bosniache e si stanno muovendo anche Francia, Svizzera e Belgio, anche perché questi “tiratori”, stando agli atti, non sarebbero stati solo italiani. Intanto, la Procura milanese starebbe verificando un altro nome.