Cento milioni di soldi pubblici

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dalla Redazione

Nuovi guai per l’Ilva. Il tribunale di Milano ha spiccato un mandato di arresto nei confronti di Fabio Riva con l”accusa di truffa aggravata ai fini dell’erogazione di contributi pubblici. Il mandato di arresto è stato firmato dal Gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo, nell’ambito dell’inchiesta dei pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco. La truffa ipotizzata ammonta a circa 100 milioni di euro e sarebbe stata realizzata attraverso la holding Riva Fire (attraverso cui viene controllata anche l’Ilva di Taranto), utilizzando contributi pubblici per export.

Secondo quanto ricostruito nel corso dell’indagine della procura di Milano, Fabio Riva – insieme ad altre persone – avrebbe realizzato un sistema per ricevere indebitamente erogazioni di contributi pubblici. In particolare, sarebbe stata utilizzata la legge Ossola, che prevede un contributo alle società italiane che esportano e che si trovano di fronte a forti dilazioni di pagamento da parte dei clienti esteri. I contributi sono erogati dalla Simest spa di Roma, societa’ partecipata dalla Cassa depositi e prestiti. L’Ilva di Taranto non avrebbe avuto i requisiti per accedere a questo tipo di contributi, in quanto tratta principalmente con Stati esteri o grandi aziende che pagano o alla consegna o al massimo con scadenze di 30-60-90 giorni. Per riuscire a ottenere i contributi è stata costituita allora in Svizzera l’Ilva Sa, società che veniva interposta tra la Ilva di Taranto e i committenti esteri, in maniera tale da far figurare che i pagamenti alla società italiana venivano fatti da quella svizzera, che dilazionava i pagamenti nei tempi previsti per riuscire ad accedere ai contributi statali. Il meccanismo, secondo l’inchiesta, ha portato a realizzare una truffa da circa 100 milioni di euro tra il 2007 e oggi.

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