Centrodestra nel caos. Salta il vertice tra i leader. Manca l’accordo sui nomi dei candidati e pesa la campagna acquisti di Toti

Centrodestra Matone
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Rinviato a data da destinarsi: la formula non suona benissimo ma tant’è, il vertice del centrodestra sulle amministrative in agenda ieri è saltato all’ultimo momento. Formalmente la battuta d’arresto è sopraggiunta “per motivi organizzativi, anche con l’obiettivo di avere nuovi elementi sui potenziali candidati”, trapela da fonti della Lega ma sono pesate e non poco le fibrillazioni per la “campagna acquisti” del governatore ligure e leader di ‘Cambiamo’ Giovanni Toti che mercoledì sera ha formalmente aderito al nuovo progetto politico del sindaco di Venezia Luigi Brugraro ‘Coraggio Italia’, “scippando” una dozzina di parlamentari a Forza Italia (leggi l’articolo).

Gli azzurri hanno pertanto apprezzato la scelta di Matteo Salvini di sconvocare la riunione. E hanno lanciato un avvertimento chiarissimo che non lascia spazio a libere interpretazioni: “Forza Italia non parteciperà ad alcun vertice con chi ha violato gli accordi di coalizione e l’invito rivolto nel corso dell’ultima riunione”.

Opposta la reazione di Fratelli d’Italia, per i quali il nuovo soggetto di Toti e Brugnaro – che può contare attualmente su 24 deputati e 7 senatori, – rappresenta un’occasione per consolidare il centrodestra. “Da posizioni diverse lavoreremo per rafforzare l’alleanza di centrodestra”, ha dichiarato il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida.

Divisi pure su questo insomma, oltre che ovviamente sul resto: la vigilia del vertice che si sarebbe dovuto tenere ieri non era infatti caratterizzata certo da un’aria di concordia. La quadra sui nomi non c’è e anche se Salvini ai microfoni del Tg3, rispondendo alla domanda su quali fossero stati i motivi dell’annullamento del vertice del centrodestra ha risposto che “Ci sono alcuni dati che mancano, alcuni sondaggi che mancano e alcune frizioni all’interno, che non riguardano me” con la promessa di vedersi la settimana prossima, è evidente che il nodo più difficile da sciogliere, quello Roma-Milano, è tutt’altro che sbrogliato.

Anche perché il tatticismo che caratterizza le mosse incrociate di Lega e FdI è palese: nella Capitale il partito di Giorgia Meloni sembra gradire l’opzione Enrico Michetti saltata fuori nel tavolo di coalizione che si è tenuto lunedì scorso, anche se Simonetta Matone (nella foto), giudice minorile molto conosciuta e assai spinta dal leader della Lega potrebbe far breccia nell’ottica di un possibile scontro tutto al femminile con la sindaca uscente Virginia Raggi. Peraltro nella Capitale restano i dubbi di Forza Italia sulla scelta di schierare un civico, con Antonio Tajani che preferirebbe un politico come Maurizio Gasparri.

Difficile, tuttavia, che Meloni ceda la piazza (ad un ex An, per giunta).Resta ancora coperta la carta leghista su Milano – il nome di Annarosa Racca, presidente di Federfarma in Lombardia non ha scaldato molto i cuori , per usare un eufemismo e poi c’è in ballo anche Maurizio Lupi) in attesa che Meloni schieri apertamente Michetti o chi per lui indicando un suo candidato di partito e non un semplice ‘gradimento’. Una partita a scacchi insomma, dove per muovere una pedina si aspetta la mossa dell’avversario (anche se stiano parlando di alleati…).

Le incognite non finiscono qui. A Napoli è ufficiale la candidatura del magistrato anti mafia Catello Maresca, più volte invocato dal centrodestra (soprattutto da Salvini e dall’area di FI che fa capo a Mara Carfagna) ma il diretto interessato ha però già ha apertamente dichiarato senza troppi giri di parole di non voler portare nelle sue liste i simboli di partito: “Io mi sento il candidato Catello Maresca. Se dovete cercare qualcosa da affibbiarmi, scrivete che sono un moderato di ispirazione cattolica”, si è definito così ieri rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se fosse il candidato del centrodestra.

La speranza nella coalizione è che si apra una ‘reciproca’ collaborazione, altrimenti nella lunga lista di incognite si aggiungerebbe anche il capoluogo partenopeo dove proprio ieri il fronte progressista unito – Pd, M5S e LeU – ha ufficializzato (leggi l’articolo) che marcerà compatto con l’ex ministro Gaetano Manfredi. A Torino è in campo il civico Paolo Damilano e la partita è chiusa, apertissima invece a Bologna i. Il puzzle insomma è ben lontano dall’essere completato, e l’affaire Toti certo va a complicare la situazione.