C’era una volta

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di Gaetano Pedullà

C’era una volta la pacificazione della politica italiana. Una tappa che questo Paese non ha mai avuto il coraggio di affrontare fino in fondo. Se partiamo dal dopoguerra, fascisti e antifascisti hanno continuato a combattersi con ferocia. Se voltiamo lo sguardo indietro per capire da dove veniamo, non possiamo non vedere le brigate partigiane comuniste, che regolarono molti dei loro conti anche a guerra finita, non risparmiando chi aveva fatto la Resistenza senza aderire alla linea filo sovietica. Così come non possiamo ignorare il fronte filo Nato e americano, che arrivò ad allestire un sistema difensivo armato in piena regola: Gladio. Non possiamo non vedere le violenze squadriste nelle fabbriche e nelle università, così come la caccia ai neri e il terrorismo di ogni colore politico degli anni ottanta. Ci aveva provato Moro a immaginare una stagione di compromesso storico, ma sappiamo come gli è finita. Caduto il muro di Berlino che aveva impedito un’alternanza di governo (l’Italia non poteva essere messa in discussione per gli equilibri geopolitici dell’epoca) abbiamo avuto una grande occasione. Disfatta l’Urss, le forze moderate e di sinistra avrebbero potuto costruire un sistema politico improntato al confronto civile tra avversari politici. Arrivò invece la stagione di Tangentopoli che ammazzò la Prima Repubblica, innescando però quell’odio che è stato una costante tra centrodestra e centrosinistra nei vent’anni del Berlusconismo. Ora, con il Cavaliere azzoppato e con i tanti problemi che ha un’Italia senza lavoro e senza illusioni, potevamo andare incontro a una stagione veramente nuova. Questo era l’unico spirito delle Larghe intese da cui è nato l’attuale governo. Qui, molto avrebbe potuto fare Napolitano evitando a milioni di italiani che votano Berlusconi di restare senza leader in Parlamento. Sul Colle invece non si è mosso un dito, invocando il rispetto pedissequo della Costituzione. Pazienza! Ma adesso vedere il presidente del Senato Piero Grasso che stravolge irritualmente la decisione dell’Ufficio di presidenza e decide di far costituire Palazzo Madama come parte civile contro Berlusconi in un processo opaco, come quello di Napoli su una presunta compravendita di senatori, è davvero voler impedire a tutti i costi che questo Paese volti pagina. Una voglia di rivalsa (o di vendetta?) che ieri i senatori del Pd, a parole riformisti, hanno mostrato chiaramente applaudendo Grasso dopo l’annuncio della sua decisione. Un brutto segno per chi immagina la sinistra come un luogo nuovo, dove pensare al futuro piuttosto che ai rancori del passato. E dunque un pessimo segnale per Renzi, segretario di un Pd che in fondo non l’ha ancora digerito. Un Pd che potrebbe avere la tentazione di cucinarsi lentamente il segretario – facendo quindi di tutto per rinviare le elezioni – piuttosto che dare al sindaco la sola possibilità di diventare premier e, se gli sarà possibile, il Tony Blair italiano. Troppo per un partito che nella vecchia nomenclatura è rimasto comunista, con lo sguardo a un mondo che non c’è più e l’esigenza di non essere travolto da un mondo nuovo.

 

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