Cercasi con urgenza erede di Berlusconi. Forza Italia rischia l’estinzione. Non tutti gli azzurri vogliono morire salviniani. Così si favoleggia su ogni tipo di ipotesi, fino a Malagò

SILVIO BERLUSCONI
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Cercasi disperatamente figura moderata, brillante, con un curriculum da “vincente” alle spalle, possibilmente di bell’aspetto e buone maniere. Astenersi politicanti di mestiere, perditempo e senza “quid”. Mansione da svolgere: prendere in mano le redini Forza Italia prima che sia troppo tardi. Obiettivo: non farsi fagocitare dal “Capitano” Matteo Salvini. E possibilmente arginare Giorgia Meloni, che gioca più a destra ma che è comunque nel perimetro di riferimento. Insomma un maschio “Alfa”, un Silvio Berlusconi 2.0 o qualcosa che almeno gli si avvicini almeno un po’. Impresa facile? No.

L’identikit è quello di Giovanni Malagò? Potrebbe, non a caso indiscrezioni di stampa hanno dato conto di un incontro a Villa Certosa tra il padrone di casa e il numero uno del Coni reduce da un’ubriacatura di successi alle Olimpiadi di Tokyo. A quest’ultimo sarebbe stata offerta la guida del partito, in sofferenza sì ma che col volto giusto, qualche buona trovata di marketing e qualche slogan azzeccato – questo probabilmente è stato il ragionamento del Cavaliere, da sempre assai incline a pensare più in termini di spettacolo e “resa” televisiva che di politica in senso stretto – avrebbe ancora potuto dire la sua, senza dover vivacchiare all’ombra dei “giovanotti” sovranisti che si ritrova suo malgrado ad avere come alleati.

E che non sono Bossi e Fini, con i quali nel 1994 diede vita al centrodestra. Fermo restando che in seguito anche all’allora capo della destra ex missina fu dato un bel servito niente male appena provò ad alzare la cresta e osare ambire alla leadership della coalizione. Ma erano altri tempi, non maturi per un passo di lato del fondatore. Non lo sono neanche adesso – sia ben chiaro – nel senso che di un’uscita di scena totale dell’imperatore Silvio non se ne parla ma non è realistico pensare che abbia le energie necessarie a sobbarcarsi tutto da solo: ha bisogno di un front man quantomeno, uno che sia ritenuto all’altezza della successione.

Non ce ne voglia Tajani ma serve altro. Che negli anni Berlusconi ha pure cercato (senza troppa convinzione): ben prima di Malagò c’erano stati altri “papi stranieri” sondati, provati e scaricati: tralasciando le creature interne Alfano (desaparecido dalla scena politica) e Toti (che si è messo in proprio) hanno fatto la loro breve apparizione alla corte di Arcore in veste di papabili delfini il bell’Alfio Marchini, all’epoca rampante cinquantenne con solido patrimonio alle spalle, lanciato con poco successo alla conquista del Campidoglio nel 2016 e presto finito nel dimenticatoio, così come il manager Stefano Parisi che nello stesso anno sfidò appoggiato dal centrodestra in quota civico/ FI – arrivando a un passo dalla vittoria Beppe Sala a Milano.

Candidatosi con un proprio movimento anche nel Lazio contro Zingaretti, nel 2020 lascia definitivamente la politica senza troppi rimpianti da parte di Berlusconi che pure aveva intravisto in lui un possibile erede. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio e, se da un parte discetta di federazione e partito unico col leader della Lega, dall’altro sogna per la sua creatura una vita autonoma, che non sia un appendice leghista.

Anche perché di morire salviniani gente come Brunetta, Carfagna e Gelmini non ne vogliono proprio sentir parlare e prima che la nave affondi mentre l’orchestrina suona e i topi scappano occorre correre ai ripari. Non che l’esodo non sia già iniziato, vedi il forzista della prima ora Lucio Malan confluito in FdI o l’ex “amazzone” altoatesina Micaela Biancofiore che ha scelto di approdare in compagnia di un nutrito gruppo di parlamentari azzurri in Coraggio Italia.

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