Certificazioni antimafia, tangenti pure nelle istituzioni

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di Leonardo Rafanelli

Gli imprenditori protagonisti di casi di corruzione ormai non sorprendono più. Senza voler generalizzare, da tangentopoli a oggi se ne sono visti tanti. Ma a quanto pare, non si può più stare tranquilli nemmeno coi prefetti. L’ultimo episodio di corruzione, infatti, vede al centro l’attuale prefetto di Benevento, Ennio Blasco, arrestato dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli. Il reato contestato, nello specifico, sarebbe relativo a facilitazioni nel rilascio di certificati antimafia per l’apertura di istituti di vigilanza privata. Attualmente Blasco si trova agli arresti domiciliari in un’abitazione da lui indicata nell’avellinese, diversa dagli appartamenti che occupava in prefettura. E per la stessa vicenda, sono stati arrestati anche tre imprenditori: Carmine e Carlo Buglione più un loro cognato, Erasmo Caliendo, che secondo l’accusa avrebbe esercitato un ruolo di primo piano.
I fatti sarebbero avvenuti tra il 2009 e il 2011, quando Blasco era prefetto di Avellino. In questa veste, secondo le accuse, avrebbe favorito l’apertura di imprese di proprietà dei Buglione in cambio di viaggi e gioielli, ma non solo. Tra le “ricompense” accettate ci sarebbero un’auto con tanto di autista e persino il pagamento delle spese di lavanderia.

Le indagini
Eppure le indagini della Guardia di Finanza erano partite per far luce su un episodio completamente diverso. Nel 2010, infatti, Antonio Buglione, fratello dei due imprenditori arrestati, era stato rapito sotto la sua casa di Saviano, in provincia di Napoli. La sua prigionia era durata quaranta ore e si era risolta con una fuga, avvenuta però in circostanze poco chiare. In particolare, non si era riusciti ad accertare se fosse stato pagato o meno un riscatto.
Per il sequestro furono arrestate quattro persone di Nuoro, ritenute componenti di un commando sardo. Ma le fiamme gialle iniziarono ad effettuare una serie di riscontri, finendo con l’individuare alcune incongruenze che poco avevano a che vedere con l’elemento del riscatto, da cui erano partiti: le imprese di vigilanza dei fratelli Buglione, infatti, avevano aperto filiali proprio nelle città in cui Ennio Blasco aveva esercitato le sue funzioni di prefetto. Per Antonio, al momento, non sono state disposte misure di custodia cautelare, sebbene risulti iscritto nel registro degli indagati.

I precedenti
Alcuni mesi fa Blasco, nell’ambito dell’inchiesta, era stato ascoltato dai Pm irpini come persona informata dei fatti. Già in passato, però, era stato lambito da un’altra vicenda di corruzione, conclusasi comunque con la dimostrazione della sua innocenza. Nel 2001 aveva infatti trascorso otto giorni nel carcere di Poggioreale e otto agli arresti domiciliari per un’inchiesta su presunte irregolarità nelle rottamazioni all’interno di autoparchi di Napoli. La sua posizione, però, fu archiviata e Blasco ottenne anche un risarcimento per ingiusta detenzione: nel febbraio del 2004 la settima sezione della Corte di Appello di Napoli gli riconobbe il diritto ad una somma pari a 25.600 euro.

Le reazioni
Sull’episodio è intervenuto il commissario straordinario della provincia di Benevento, Aniello Cimitile, che si è detto stupito per la notizia. In una nota ha inoltre espresso fiducia nella magistratura e ha ricordato che “nella fase che si apre sarà dispiegata l’azione della difesa, nella quale l’auspicio è che il prefetto Blasco riesca a dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati”. Ma Cimitile non ha mancato di esprimere anche viva preoccupazione per i problemi istituzionali che il caso potrebbe aprire, e ha assicurato “la massima collaborazione con gli organi supplenti della provincia di Benevento”.