Che ci sta a fare il Parlamento? L’80% degli atti del Governo passa senza colpo ferire. E pure nei partiti della maggioranza nessuno fiata

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La tendenza è nota. A partire dalla XIII Legislatura, quella iniziata nel 1996 e protrattasi fino al 2001 con la nascita del secondo governo Berlusconi, il Parlamento ha delegato sempre di più la sua funzione normativa agli esecutivi. In particolare, negli ultimi vent’anni, si è registrato il ricorso, via via più accentuato, allo strumento della legislazione delegata. Che, in ogni caso, prevede l’obbligo per il governo di coinvolgere le Camere in sede consultiva, richiedendone un parere (non vincolante) alle Commissioni competenti. Che, dal 1996 al 2016, sono state chiamate ad esprimersi ben 2.786 volte sugli atti loro trasmessi.

Pioggia di deleghe – Ma con quali risultati? La risposta è contenuta nel focus dell’Ufficio valutazione impatto del Senato, che ha passato al setaccio un ventennio di pareri trasmessi dagli esecutivi avvicendatisi negli ultimi anni. Un’analisi dettagliata dalla quale emenrge, innanzitutto, nelle ultime cinque Legislature, un “impiego massiccio della delega”. E, di conseguenza, “una copiosa produzione di decreti legislativi”. Ben 1.101 su 2.786 atti trasmessi dal governo (il 39,5% del totale) alle Commissioni del Senato, con un’incidenza massima del 53% registrata proprio nella Legislatura in corso. A partire dal 1996, la normativa delegata è stata monopolizzata dalla “materia comunitaria” che nella XV Legislatura in particolare ha raggiunto il picco massimo del 70%. Ma non è tutto, nel ventennio esaminato dall’Ufficio valutazione impatto di Palazzo Madama, “la quasi totalità dei pareri espressi dalle Commissioni del Senato sugli atti trasmessi dal governo è stata favorevole (più dell’80%)”. Le stesse Commissioni hanno formulato pareri contratri “in meno dell’1% dei casi: 10 volte in 20 anni, di cui 7 nella XIII Legislatura e 3 nella XVI”. Parallelamente, con il passare degli anni, i pareri sono diventati “sempre più articolati e dettagliati”. Non a caso, quasi il 60% “reca delle osservazioni e/o condizioni” . E solo il 24% è stato “favorevole tout court”. Il più gettonato, in tutte le Legislature esaminate, è stato il parere “favorevole con osservazioni” (indicazioni date al governo). Il cui ricorso è, tuttativa, andato diminuendo progressivamente tra la XIII e la XV Legislatura fino ad assestarsi intorno al 40%. Parallelamente, invece, è aumentata la formula del “parere con condizioni” (richieste di modifica al cui accoglimento è subordinato il parere favorevole): dallo 0,21% della XIII Legislatura (appena 2 pareri su 784) al 26,6% della XVII (103 su 360).

Pareri condizionati – Ma quanti sono i rilievi recepiti dal governo? “Più del 50%” di quelli “avanzati nella XVI Legislatura e più del 40% di quelli espressi nella XVI” (al 31 dicembre 2016). E se per le “osservazioni” la percentuale di recepimento si riduce dal 46,8% della XVI Legislatura al 35,8% della XVII, le condizioni sono salite “dal 54,9% della XVI Legislatura all’attuale 64,3%”. Percentuali che spiegano il crescente ricorso delle Commissioni proprio ai pareri condizionati.