Chiesto l’arresto per il deputato di Forza Italia Carlo Sarro. Lui si difende: “Mi dimetto ma non ho ricevuto nulla”

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Una storia fatta di intrecci tra politica e malavita. Una trama consuetudinaria nell’Italia dilaniata dalla corruzione. Non c’è niente da fare certe abitudini o presunte tali, visto che l’indagine non è che appena cominciata, non potranno mai sparire dallo scenario italico. Sono ben 13 le misure di custodia cautelare notificate dal Ros dei Carabinieri nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli. Siamo nel mondo di Gomorra. E l’inchieste mette in luce l’ennesima infiltrazione del clan dei Casalesi nell’apparato della pubblica amministrazione. Non nomi di secondo piano. Perché spunta anche una richiesta d’arresto già inviata alla Camera dei deputati per il parlamentare di Forza Italia Carlo Sarro. L’accusa ipotizzata nei confronti del deputato è di turbativa d’asta in relazione a una gara d’appalto della Gori Spa. Un uomo ben in vista nella formazione azzurra essendo anche coordinatore provinciale di Forza Italia nel Casertano. Fedelissimo a Nicola Cosentino, già finito nei guai per presunti legami con i clan, nonché verdiniano avendo sottoscritto il documento dei Responsabili promosso da Denis Verdini.

DIMISSIONI A METÀ
Ora Sarro si è dimesso da Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed ha rimesso al partito gli incarichi politici rivestiti. Rosy Bindi auspica anche le dimissioni di Sarro dall’Antimafia di cui è membro. Oltre che della Commissione Giustizia. Lui, però, si difende: “Ho appreso, leggendo alcune agenzie di stampa, di essere destinatario di una misura cautelare personale, consistente negli arresti domiciliari; sino a questo momento ancora nulla mi è stato notificato”, ha affermato Sarro, “Dedicherò il tutto il mio tempo a difendermi ecco perché ho rimesso gli incarichi politici rivestiti. In ragione dell’incarico di Commissario liquidatore dell’Ente d’ambito sarnese vesuviano non mi sono mai occupato, né avrei potuto farlo, di gare, contratti, aggiudicazioni di lavori”.

TUTTI I COINVOLTI
Tra i politici arrestati c’è l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, tutti e due eletti all’epoca tra le file del Pdl, e l’ex parlamentare dell’Udeur Tommaso Barbato. I reati contestati a vario titolo sono quelli di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta e illecito finanziamento a partiti, con un sequestro beni per 11 milioni di euro.

IL SISTEMA
Il fulcro dell’inchiesta ruoterebbe intorno alla gestione degli enti casertani che si occupano della gestione dei servizi idrici in Regione. Sarebbe stato creato un sistema corruttivo all’interno degli enti attraverso finanziamenti illeciti a politici locali, imprenditori che presentavano false denunce per presunte estorsioni da parte di emissari del boss dei Casalesi, Michele Zagaria, con l’intento di ‘ripulirsi’ dalla fama di persona collusa. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti una settantina di imprese, la maggior parte legate alla Camorra, si sarebbero aggiudicate micro lotti dal valore di poche decine di migliaia di euro per compiere riparazioni urgenti alla rete idrica, senza che fosse necessaria la certificazione antimafia essendo il valore dei lavori inferiore a quanto fissato dalla legge. Si trattava però di riparazioni o non urgenti o addirittura inesistenti.

IL CALDERONE
Nell’ampia inchiesta viene contestata anche materiale informatico sparito nel covo del boss dopo la sua cattura. Ma ancora soldi per le campagne elettorali in cambio di appalti, piaceri o semplicemente per avere l’appoggio di un esponente politico. Tra le ipotesi degli inquirenti soldi dati a Del Gaudio e Polverino.

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