Ci mancava la Corte Costituzionale per tornare nel Medioevo. Per Amato votare su eutanasia e cannabis è inammissibile ma salvare i condannati si può fare

Corte Costituzionale Amato
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Dalla Corte Costituzionale sono arrivati ben cinque Sì e un solo No sui quesiti referendari in materia di Giustizia. Ad essere dichiarati ammissibili sono stati i quesiti sull’abrogazione della legge Severino che disciplina l’incandidabilità dei condannati; quello sulla limitazione nell’applicazione delle misure cautelari; quello sulla separazione delle funzioni dei magistrati; quello che elimina le liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm; quello sul voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulle valutazione dei magistrati (leggi l’articolo). L’unico referendum bocciato è quello relativo alla responsabilità diretta dei magistrati. Insomma en plein sfiorato per l’inedita coppia di promotori composta da Lega e Radicali che ieri hanno potuto finalmente brindare per un risultato che è andato ben oltre le loro stesse aspettative.

A spiegare le decisioni della Corte Costituzionale è stato, in modo del tutto inedito, il neo presidente Giuliano Amato. In un lungo intervento (leggi l’articolo), parlando dei requisiti sulla giustizia ritenuti ammissibili, ha sostanzialmente precisato che “non rientrano in nessuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario”. Discorso ben diverso, invece, per quanto riguarda la responsabilità diretta dei magistrati il cui quesito, infatti, è stato sonoramente bocciato. In questo specifico caso “la regola è sempre stata quella della responsabilità indiretta” e così “l’introduzione della responsabilità diretta avrebbe reso il referendum, più che abrogativo, innovativo”, ha spiegato Amato. Insomma a conti fatti per Matteo Salvini, tanto più per la bocciatura del quesito sulla cannabis, è stata una giornata quasi perfetta.

Già perché a rovinare quello che poteva essere un potenziale trionfo sono state, ancora una volta, le tensioni interne alla coalizione di centrodestra. “È una bellissima giornata per l’Italia, non per la Lega” ha esultato il Capitano al termine della conferenza stampa di Amato. “Un passo in avanti per milioni di italiani in attesa di giudizio” e per questo “sono felice e orgoglioso, festeggiamo. Quello che il centrodestra non è riuscito a fare per 30 anni, ora lo faranno i cittadini”, “su questo può nascere un centrodestra garantista” ha aggiunto il leader del Carroccio. Parole che, evidentemente, hanno come bersaglio i suoi (ex?) alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia che, come noto, non hanno fatto campagna per promuovere il referendum.

E proprio loro sono i primi a dargli un dispiacere perché confermano l’intenzione di appoggiare solo due referendum sui cinque dichiarati ammissibili. Può sembrare una cosa di poco conto ma senza l’appoggio di Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, la strada di Salvini per far raggiungere il quorum – e per far approvare i quesiti – appare in salita e, molto probabilmente, destinata al fallimento. Proprio per questo il leader della Lega, capito l’andazzo da parte dei colleghi del centrodestra, ha provato a minimizzare spiegando che “in una giornata come questa non ho tempo per le polemiche”. Tantomeno Salvini potrà contare sul supporto del Movimento 5 Stelle ai referendum visto che Giuseppe Conte ha già chiuso la partita spiegando che “i quesiti referendari sulla giustizia offrono una visione parziale e sono inidonei a migliorare e rendere più equo il servizio della giustizia” e per questo “siamo orientati a respingere i quesiti”.