Ci mancava solo un Obama renziano. Spot elettorale per l’amico Matteo. Intesa contro l’austerità e lo strapotere tedesco

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Un Barack renziano. Come se fosse un componente della segreteria del Pd. Obama ha speso parole al miele per l’amico Matteo, elogiando soprattutto le riforme. L’endorsement è sfociato nell’invito a non rassegnare le dimissioni in caso di vittoria dei “no” al referendum del 4 dicembre. Certo, l’effetto elettorale del sostegno obamiano è tutto da verificare. Ma resta il fatto che è arrivato con forza. D’altra parte Renzi non ha avuto nemmeno il tempo di gioire per l’accoglienza offerta dalla Casa Bianca, che ha dovuto fare i conti con la realtà: il Jobs Act, la riforma sbandierata dal presidente del Consiglio in ogni intervento, sta mostrando il suo lato oscuro. Prima le assunzioni si sono fermate con la riduzione degli sgravi e ora volano addirittura i licenziamenti:  senza un intervento strutturale  sull’economia, le aziende sono costrette a prendere decisioni forti. E la colpa, sia chiaro, non è degli imprenditori, ma di una politica (e di un Governo) incapace di  scrivere provvedimenti necessari al Paese. E così le riforme renziane esistono solo dall’osservatorio di Obama. Lontano dalla realtà italiana.

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di Gaetano Pedullà

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