Ci sono sempre meno imprese. E fare l’artigiano è un lusso

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di Carola Olmi

La ripresa? Per gli artigiani e le piccole imprese resta una chimera. L’ultimo dato a segnare il clima di sfiducia arriva da Movimprese, la rilevazione condotta da InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Il saldo tra aperture e chiusere di imprese nel trimestre estivo è stato pari a +12.934 unità, il più basso in assoluto degli ultimi dieci anni. A determinarlo hanno concorso 76.942 iscrizioni di nuove imprese (1.923 in più rispetto allo stesso trimestre del 2012)  e 64.008 cessazioni di imprese esistenti (In aumento di 3.498 unità rispetto all’anno scorso).

L’allarme
Per gli artigiani la crisi è sempre più acuta. E per il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini, servono subito provvediementi che non ci sono nella stesura della legge di stabilità varata dal Governo. “I numeri di Movimprese – dice Silvestrini – sono pesantissimi: in dieci anni le nascite di imprese artigiane sono diminuite del 40%, mentre le cessazioni calavano appena del 15%. Il numero di imprese artigiane è tornato quello del secolo scorso: poco più di un milione e 400mila, 80mila in meno rispetto a cinque anni fa”. Per Silvestrini però “La mortalità delle imprese artigiane è sempre stata abbondantemente compensata da una ben più robusta voglia d’imprenditorialità e autonomia delle italiane e degli italiani. Di questo il Parlamento non potrà non tenerne conto – ha concluso Silvestrini – quando verrà corretto il Disegno di legge di Stabilità”.

Paese in ginocchio
Tornando allo studio di Movimprese, I valori emersi dalla ricerca rispecchiano le difficoltà dell’economia reale del Paese. Per le iscrizioni si tratta del secondo peggior dato del decennio, appena migliore rispetto a quello dello scorso anno; stesso discorso per le cessazioni che hanno fatto segnare il secondo valore più alto della serie decennale, dopo quello record del 2007. Ancora una volta è il mondo artigiano a mostrare le sofferenze più acute: tra luglio e settembre il saldo tra aperture e chiusure di aziende artigiane è stato di 1.845 imprese in meno, il peggiore in assoluto degli ultimi dieci anni, segnalando un’approfondimendo della crisi del comparto. Guardando alle forme giuridiche, in termini assoluti la tenuta del saldo è da ascrivere alle società di capitali (+8.844 unità, il 68,4% di tutto il saldo) e alle altre forme (principalmente cooperative e consorzi, che crescono di 3.674 unità). Tra le imprese artigiane, l’arretramento è dato quasi per intero dalle ditte individuali (-1.587 unità, pari all’86% del saldo negativo).

Nord e Sud
L’andamento territoriale della nati-mortalità nel terzo trimestre evidenzia saldi complessivamente positivi – o sostanzialmente stabili – in tutte le regioni, visto che i valori negativi fatti registrare da Trentino Alto Adige, Friuli Venezia giulia, Liguria e Umbria sono di entità statisticamente poco rilevante. Quanto alle imprese artigiane solo in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Umbria si registrano piccoli saldi positivi, mentre per altre tre regioni (Lazio, Molise e Campania) il trimestre si è chiuso in sostanziale parità. Le contrazioni più rilevanti si registrano in Piemonte (-440 unità), Liguria (-295) e Veneto (-276). Tutti i settori – al netto dell’agricoltura che prosegue nel suo percorso di riduzione della base imprenditoriale, in gran parte determinato da fattori strutturali – fanno segnare saldi positivi o stabili. Gli incrementi maggiori in termini assoluti sono quelli del Commercio (+7.673 imprese).

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