La Cina sostiene Kabul, ma solo per difendersi. Pechino pensa più alla stabilità con gli Uiguri che alle miniere dell’Afghanistan

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Tra i Paesi che per primi hanno aperto ai talebani, insieme alla Russia e alla Turchia, c’è la Cina. Gli interessi di Pechino vanno però oltre i rapporti di forza a livello globale e gli interessi economici. Quelli non mancano, ma per Xi Jinping (nella foto) la priorità è garantirsi la non interferenza dei nuovi signori di Kabul nella vicina e instabile regione autonoma uigura dello Xinjiang.

IL PUNTO. La Cina ha sempre prestato massima attenzione all’Afghanistan, portando avanti una politica di reciproca neutralità: nessun intervento di Pechino nelle questioni di Kabul e viceversa. Troppi i problemi che Xi Jinping ha per controllare lo Xinjiang, dove non mancano gli estremisti islamici e dove c’è la questione uigura aperta per rischiare che proprio gli uiguri possano trovare degli alleati nei talebani. Una questione dunque di stabilità. Mascherata dalle solite aperture verso un potere di cui è invece chiara la natura.

GLI INTERVENTI. La Cina così sollecitato ieri gli Stati Uniti a interrompere interventi militari all’estero in nome della democrazia e dei diritti umani, su cui in realtà proprio Pechino non brilla. “I fatti hanno dimostrato ancora una volta che alcuni Paesi, all’insegna della cosiddetta democrazia e dei diritti umani, hanno effettuato interventi militari contro Paesi sovrani, hanno minato gravemente la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi interessati, hanno causato gravi danni allo sviluppo economico e sociale e hanno provocato un grande numero di vittime civili”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri, Zhao Lijian.

Questi Paesi, ha concluso il portavoce, “dovrebbero fermare immediatamente gli interventi militari e compiere sforzi per mantenere la pace e la sicurezza nel mondo e proteggere i diritti umani”. La Cina ha quindi promesso sostegno all’Afghanistan per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese e ha sollecitato i talebani a unirsi nel dialogo a tutte le fazioni in Afghanistan per costruire un regime “aperto e inclusivo”, mettendo in atto una politica interna ed estera “moderata e stabile”, per proteggere istituzioni e cittadini stranieri nel Paese. Il portavoce del ministero degli esteri ha infine sostenuto di aspettarsi che i talebani reprimano risolutamente tutti i tipi di forze terroristiche.

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