Cinema, arrivederci Roma. Il ministero dei Beni culturali salva il Festival capitolino. Ma niente più concorso. Solo una festa. Vince Venezia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Fino a qualche anno fa il modello Roma era un esempio nel mondo. Perfino il Time nel 2005 decise di dedicare una copertina ai fasti veltroniani. Oggi invece c’è Mafia Capitale e la città eterna sta vivendo il periodo più decadente e di basso impero della sua storia recente. In questo contesto anche l’ultimo baluardo della Roma da red carpet (e un po’ sprecona) si ridimensiona. La Festa del Cinema di Roma, fortemente voluta dagli artefici del modello Roma (Walter Veltroni, Goffredo Bettini e Andrea Mondello) è ai titoli di coda. Lo era già da qualche tempo, viste le difficoltà a reperire i fondi da parte dei soci fondatori (Regione Lazio, Comune e Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma). Ora è intervenuto il Governo. Che ci ha messo una pezza, dando una botta al cerchio e una alla botte. Il ministero dei Beni culturali ci metterà i soldi e porterà dentro anche l’Istituto Luce. Ovviamente come contropartita il Festival di Roma non sarà più un concorso ma solo una festa. In modo da non fare più ombra alla Biennale di Venezia.

LA SVOLTA
Il Mibact entrerà nella Fondazione Cinema per Roma attraverso l’Istituto Luce con il contributo, molto probabilmente, di un milione di euro. “Chi ha ruoli nazionali – ha detto il ministro Dario Franceschini – deve preoccuparsi di costruire sinergie ed evitare concorrenze”. ”Stiamo pensando a una data fissa e riconoscibile come ad esempio l’apertura della Scala a Milano”, ha detto il sindaco Ignazio Marino che starebbe pensando alla seconda settimana di ottobre. Il primo cittadino dovrà consultarsi con il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e con il presidente della Camera di Commercio, Giancarlo Cremonesi che ha sottolineato: “spero che l’annunciata intenzione del Mibact di voler contribuire alla realizzazione del Film Festival sia l’occasione buona per cominciare a ridefinire tutte le altre compartecipazioni alla luce delle ristrettezze imposte dai tagli governativi”.  Non va dimenticato infatti che l’ente ha subito tagli del 35% dei diritti camerali imposto da un decreto del Governo.

I COSTI
Per realizzare un’edizione presentabile della Festa ci vogliono almeno 8-9 milioni. E quest’anno per risparmiare gli organizzatori hanno dovuto pure rinunciare alla giuria d’autore. Nel 2006 ogni socio fondatore metteva sul piatto 2,5 milioni. Poi già nel biennio successivo si è passati a 1,8. Dal 2009 si è scesi a 1,130. Senza privati sarebbe stata la fine anticipata.