Cingolani fa il bullo con Greta. Ansia da prestazione del ministro al Youth4Climate. Beccato fuorionda dopo il confronto con la Thunberg

Cingolani Greta
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Se non è una figuraccia, poco ci manca. “Alla fine, al dì là delle chiacchere, abbiamo detto tutti la stessa cosa, no?”. In un fuorionda, pubblicato dall’Ansa, a margine della conferenza sul clima della Youth4Climate (leggi l’articolo), che si è aperta ieri mattina a Milano, il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha cercato evidentemente di capire come fosse andato l’incontro con Greta Thunberg e gli altri giovani attivisti. E lo ha fatto confrontandosi con un suo collaboratore, che lo ha rasserenato prontamente: “No, no, ma infatti”.

“Cioè – ha allora continuato il ministro, promuovendo il suo intervento – io alla fine ho cambiato tutto quello che avevo scritto. I Carbon offset (sistema di compensazione delle emissioni C02, ndr) non c’entrano un ca**zo”. La discussione, però, non si è chiusa lì. Poi, confrontando quanto detto dalla giovane attivista svedese, appena diciottenne, arrivata all’incontro con poche aspettative, il collaboratore ha insistito e rilanciato: “Lei (Greta, ndr) è stata addirittura meno concreta. Neanche una risposta sul fatto di dire, facciamo proposte – ha continuato parlando con Cingolani – cioè, una proposta, no?”.

Insomma, meglio Cingolani che Greta. Bella sfida, non c’è che dire. E il ministro della Transizione, è tornato quindi nuovamente “a promuoversi”, e ha ribattuto: “Sì, sì, così va bene secondo me. Siamo allineati, ognuno ha il suo linguaggio, no?”. Per poi concludere: “Non c’è Greta che tenga”. Al termine dell’incontro Cingolani, parlando con i giornalisti, aveva commentato l’attacco di Greta Thunberg alla politica. “Lo avevo detto in termini un po’ diversi – aveva spiegato – dicendo che è impossibile separare il cambiamento climatico dalle disuguaglianze globali”. Quindi aveva sottolineato: “Al di là dei modi di esprimersi diversi, legati anche a fattori generazionali sono state dette le stesse cose”.

L’INTERVENTO DELLA SVEDESE. Nel suo intervento, invece, Greta ha sottolineato che sul clima i politici di tutto il mondo fanno solo bla bla bla, che la lotta alla crisi climatica è legata alla lotta per la giustizia sociale, e che la speranza viene dall’azione della gente. “Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche – ha incalzato Greta – E se non abbiamo soluzioni fornite, vuol dire che dovremo cambiare noi. Non possiamo più permettere al potere di decidere cosa sia la speranza. La speranza non è un qualcosa di passivo. La speranza vuol dire la verità, vuol dire agire. E la speranza viene sempre dalla gente. Noi vogliamo giustizia climatica, e la vogliamo ora”.

Per Greta, dunque, la crisi climatica è sintomo di una crisi di più ampio respiro, la crisi sociale della ineguaglianza, che nasce dal colonialismo. Un concetto che ha visto d’accordo tra gli altri anche Cingolani: “Il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali vanno trattati insieme – ha detto – Mi auguro che alla Cop26 i Paesi avanzati riescano a convergere su un meccanismo di aiuto”. Che ha lanciato anche un’idea accolta da applausi: “Un esperimento di ‘governo dei giovani’ sul cambiamento climatico sarà inserito nel programma della Cop26. Un esperimento di ‘governo del futuro’”. Sperando che non ci siano altri fuorionda a rivonare tutto e a far credere a più di qualcuno che siano solo frasi opportunistiche.