Cinque mesi tra bombe, fughe e umiliazioni. Quirico torna a Torino e ringrazia lo Stato per non averlo lasciato solo

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Domenico Quirico è rientrato a Torino, dove ha incontrato i colleghi del quotidiano La Stampa presso la sede del giornale, prima di rientrare a casa sua a Govone, nel cuneese. “Un enorme gigantesco grazie al governo, ai funzionari del governo, un pezzo di Stato che funziona”, ha detto Quirico arrivando alla sede della Stampa. Ad accoglierlo una piccola folla di colleghi, che lo hanno abbracciato a lungo. Quirico è sceso dall’auto insieme al direttore del giornale, Mario Calabresi. “Tornare qui, al mio giornale è tornare veramente a casa. Questi sono i luoghi della mia vita, della mia identità”, ha detto il giornalista. Presente anche la moglie, Giulietta. “Il mio compagno belga – ha raccontato – era preoccupato e aveva molta paura di essere abbandonato. Io gli ho detto: ‘Stai con me, il mio Paese ha molti difetti ma una regola: non lasciare mai un connazionale da solo e fare tutto il possibile per portarlo a casa’. E ho avuto ragione”. Ora, ha spiegato, “voglio riabbracciare le mie figlie. Non le vedo da 152 giorni e una non l’ho mai sentita, se non ieri. L’altra l’avevo sentita solo una volta”. A proposito della sua esperienza, ha raccontato: “Mi sono sentito umiliato. Nessuno ha avuto compassione di noi, non la abbiamo avuta né dai bambini né dai vecchi. Nessuno mi ha regalato un pezzo di pane. Solo una persona ha avuto pietà, quella che mi ha dato il telefono per chiamare casa. Mi sono sentito umiliato – ha ancora detto – umiliato come uomo perché mi davano i resti del cibo e dovevo chiedere gli avanzi, dovevo chiedere il permesso per qualsiasi cosa anche per andare al gabinetto”. “E’ come se Dio – ha aggiunto parlando della Siria – avesse consegnato la Siria al demonio e avesse detto fanne quello che vuoi”.