Cinque Stelle senza Stella polare: il gran rifiuto dell’Alde è la dimostrazione che al Movimento manca Gianroberto Casaleggio

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Quando l’accordo fra 5 Stelle e Alde all’Europarlamento sembrava cosa fatta, l’inaspettata marcia indietro del leader dei liberal-democratici Guy Verhofstadt è arrivata come una doccia gelata sulla testa di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. In sostanza, il “gran rifiuto” dell’ex premier belga è stato bollato dal capo politico dei pentastellati come l’ennesimo all’attacco dell’establishment (alias poteri forti) alla sua creatura. Troppo facile chiudere così la questione. La verità è che dopo la morte di Gianroberto Casaleggio il Movimento naviga a vista e, al momento, non si capisce dove si stia effettivamente dirigendo.

Banalmente: come avrebbe potuto una forza anti-euro e anti-Ttip confluire in un gruppo pro-euro e pro-Ttip? Era chiaro che il matrimonio non avrebbe avuto vita facile; nel caso specifico, ci si è addirittura lasciati sull’altare. Sotto gli occhi di tutti c’è il fatto che dopo il referendum, perdendosi dietro beghe interne tipiche di un partito navigato e inutili polemiche con la stampa, i pentastellati stanno facendo di tutto per dimostrarsi inadeguati agli occhi dell’opinione pubblica. Così è facile immaginare che abbiano paura di governare.