I clan stanno alzando il tiro. Ma questa guerra si può vincere. Parla il capogruppo di M5S in Antimafia, Pellegrini: “Attenti alle criptovalute, nuovo business delle cosche”

mafie mafia Pellegrini
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Senatore e capogruppo M5S della commissione parlamentare Antimafia Marco Pellegrini, con la riforma penale la ministra Cartabia assicura che “i reati puniti con l’ergastolo sono esclusi” dalla tagliola dell’improcedibilità e che la lotta alla mafia non sarà penalizzata. Eppure il report mostra che le mafie commettono sempre meno reati violenti in favore di quelli economici…
“In questo momento nessuno può dare una risposta assoluta affermando che andrà tutto bene o tutto male. Tuttavia voglio precisare che è stato previsto un paracadute, ossia un’indagine approfondita, che verrà fatta annualmente per verificare se le previsioni contenute nella legge hanno una rispondenza nei fatti reali e nell’andamento della Giustizia. Credo che sia questo l’aspetto che ci consente di essere cautamente ottimisti, perché avremo uno strumento di controllo sulla durata dei processi e sulla possibilità di giungere a sentenza prima dello spirare dei termini previsti dalla legge. Però se la Dia dice che la Mafia sta spostando le proprie attività, senza dimenticare quelle tradizionali che continua a praticare, noi dobbiamo tenere le antenne ben dritte e usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per monitorare l’evoluzione del fenomeno. Poi vorrei aggiungere una cosa. Ieri (martedì, ndr) era il 31esimo anniversario dell’omicidio del giudice Rosario Livatino. È stato uno dei precursori di questo tipo di indagini perché aveva capito, oltre trent’anni fa, che la Mafia aveva già cominciato ad interessarsi ad altri settori come gli appalti pubblici, le risorse in arrivo dall’Europa, le infiltrazioni nell’economia legale, le truffe sui rimborsi delle imposte, le fatturazioni false e quant’altro”.

Le mafie usano le criptovalute che “sfuggono al monitoraggio bancario”. C’è da preoccuparsi?
“Questo è un allarme di cui si parla da un po’ e su cui è necessario fare un focus approfondito perché effettivamente esiste la possibilità che ci siano trasferimenti di denaro, parliamo di somme colossali, con questi sistemi digitali che potrebbero sfuggire alle indagini. Fortunatamente, l’Italia è all’avanguardia sulla legislazione antimafia, cosa che ci viene riconosciuta da tutti, mentre altri Stati sono forse un po’ rimasti indietro. Per affrontare questo problema, e in generale per meglio contrastare le mafie a livello transazionale, occorre che ci sia una convergenza dal punto di vista della legislazione dei vari Paesi, utilizzando e ‘copiando’ le migliori pratiche e, inoltre, è necessarie migliorare sempre di più la collaborazione tra i diversi Stati, implementando e migliorando i penetranti meccanismi di controllo e indagini comuni sulle attività delittuose che le mafie esplicano in tutti i settori di loro interesse ”.

I boss hanno sfruttato la pandemia per fare soldi. Per questo la Dia teme il saccheggio dei fondi del Pnrr. Che fare?
“Dobbiamo rimarcare il fatto che le infiltrazioni nell’economia legale non risalgono al 2020 ma vanno indietro nel tempo di diversi anni. Specie nella parte più ricca del Paese, l’infiltrazione delle Mafie era già in atto, attuando meccanismi di finanziamento illegale e usurario delle imprese in difficoltà da parte dei clan, al fine di rilevarle in breve tempo o di condizionarne le scelte o per asservirle, sono già stati dimostrati da dalle indagini. Vorrei ricordarle che anni fa quando si parlava di infiltrazioni nel Nord, ci fu una levata di scudi da parte della Lega con l’allora ministro Maroni che volle intervenire a tutti i costi in un programma televisivo – se non ricordo male in seguito a un articolato intervento di denuncia dello scrittore Roberto Saviano – per sminuire la portata del fenomeno. Ad ogni modo è ovvio che la pandemia abbia aggravato il quadro e che gli ingenti fondi Pnrr possano essere appetiti dalla mafie e che, quindi, la situazione possa aggravarsi, ma sono certissimo che l’Italia abbia gli anticorpi per difendersi”.

Cosa Nostra, secondo la Dia, non ha ricostruito una “cupola”. Lo Stato sta vincendo la guerra?
“Ottimisticamente le dico di si. È la prova che quando lo Stato prende atto del problema e lo affronta con tutte le sue forze, lo vince. È un dato di fatto che Cosa Nostra abbia subito colpi terribili in questi decenni ma questo non vuol dire che sia stata sconfitta”.

È attesa a momenti la sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia. A prescindere dall’esito, come giudica che parte delle istituzioni ha interloquito con i boss?
“La giudico nella maniera più negativa possibile. Saranno i giudici a decidere se è stato compiuto un reato o no. Ma i fatti che sono stati accertati dimostrano che un’interlocuzione, se non vogliamo chiamarla trattativa, sia avvenuta ed è stata assolutamente sbagliata, a mio parere”.