Clima da guerra fredda: alta tensione tra Usa e Russia. Ma chi fa paura è la Corea del Nord che minaccia l’uso dell’atomica

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Attesa e tensione. Questi i due stati d’animo immaginabili per Usa e Russia visto l’incontro che ci sarà oggi tra il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il suo omologo Sergey Lavrov (e forse anche il presidente Vladimir Putin). Questo perché, evidentemente, l’incontro sarà la prima vera prova del fuoco per Tillerson, che da amministratore delegato di ExxonMobil aveva un rapporto cordiale con Mosca ma che in questi giorni ha progressivamente intensificato gli attacchi contro il Cremlino, denunciando la sua complicità con quello che sta accadendo in Siria.

Complicità che viene confermata da un rapporto del National security council (il più alto organismo di difesa e strategia Usa) opportunamente consegnato alla stampa prima degli incontri di Tillerson. Nel report si dice che Mosca ha cercato di nascondere le prove dell’attacco chimico condotto la settimana scorsa dal regime di Assad in cui sono morte 80 persone (fra cui 28 bambini, alcuni di pochi mesi) nella provincia di Idlib, nel nord della Siria.

Ieri Putin ha di fatto già smentito queste ipotesi dopo l’incontro con il presidente Sergio Mattarella, ma le accuse torneranno di certo di attualità oggi. Intanto, prima dell’incontro di oggi, è tornato a parlare anche Donald Trump, che ha rilasciato due interviste rilasciate alla televisione Fox News e al tabloid New York Post. Scopo dell’offensiva mediatica è chiarire il messaggio dell’amministrazione sulla Siria, dopo che per giorni i suoi più stretti collaboratori avevano preso posizioni diverse sul destino di Assad. “Non stiamo andando in Siria – ha detto Trump al New York Post – la nostra politica non è cambiata. La nostra missione è prima di tutto sconfiggere lo Stato islamico. Ma quando vedi bambini soffocare fino alla morte devi colpire e colpire duro”.

Ma intanto la vera minaccia arriva dalla Corea del Nord, con Kim Yong-un che, nemmeno tanto veltamente, ha minacciato l’uso dell’atomica. Non a caso il presidente cinese Xi Jinping in una conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump ha sollecitato una soluzione “pacifica” alle tensioni con la Corea del Nord per il programma nucleare di Pyongyang. Lo riferisce la tv cinese di Stato Cctv. Nel colloquio, Xi ha detto a Trump che Pechino “richiede che si risolva la questione con metodi pacifici” e “attraverso il dialogo”.