Colombia, il no vince a sorpresa e la pace si allontana. Salta l’accordo tra il presidente Santos e le Farc di Londono

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Doccia fredda sul processo di pace in Colombia. E ora la partita in gioco diventa decisamente complicata. Con una differenza di circa 65 mila voti, il “no” all’accordo firmato una settimana fa tra il governo e le Farc ha prevalso sui “si” nel referendum relativo all’intesa per la riconciliazione.

È evidente che il risultato raggiunto abbia sconvolto (e non poco) sia i colombiani che i Paesi confinanti. Questo perché all’unanimità i sondaggi scommettevano per una vittoria – in qualche caso anche un trionfo – del “si” voluto in primo luogo dal presidente Juan Manuel Santos, per il quale il referendum rappresenta un colpo durissimo. Siamo infatti dinanzi a un clamoroso ko politico. L’opposto invece per il suo rivale e predecessore, Alvaro Uribe, strenuo difensore del “no”.

La notizia della vittoria del fronte di chi non accetta i termini dell’accordo firmato tra Santos e il leader delle forze armate rivoluzionarie della colombia, Rodrigo “Timochenko” Londono, apre una nuova fase di instabilità per l’intero Paese. Dopo il referendum, al quale erano chiamati 13 milioni di persone – l’astensione è stata peraltro altissima, pari al 60% – è chiaro che i colombiani non hanno detto “no” alla pace.

Superato lo shock iniziale, Santos ha sottolineato in un breve intervento a reti unificate che “il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo”: un modo chiaro per rassicurare i tanti colombiani che s’interrogano su un futuro incerto. Il presidente ha comunque subito fatto un’apertura al fronte del “no”, con il quale – ha assicurato – intende confrontarsi fin dalle prossime ore. Ma, come detto, i dubbi restano. E l’orizzonte di pace si allontana.

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