Colonnelli in trincea, guerra sul patrimonio di An

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di Giuseppe Cantore

uattrocento milioni di euro in immobili e 80 milioni di euro cash. Questo è il patrimonio della destra accumulato negli anni a partire dal Movimento sociale italiano. Che fine farà questo enorme capitale?
Ci vorranno almeno un paio di mesi, in attesa della sentenza. E’ ancora in corso, infatti, una durissima battaglia legale fra gli ex iscritti ad Alleanza nazionale, esponenti del Pdl, di Fli e della Destra di Storace sulle sorti del cospicuo capitale gestito dalla Fondazione di An gestita da sempre da Donato Lamorte, storico capo della segreteria politica di Fini.

La Fondazione
Nata contestualmente allo scioglimento di Alleanza Nazionale con la svolta del Predellino, che di fatto assorbì il partito di Gianfranco nel contenitore del Popolo della Libertà, aveva lo scopo principale di gestire i beni del partito, gli immobili e ovviamente i rimborsi elettorali. Una struttura che garantiva la continuità con An e che quindi poteva incassare i soldi dovuti per la presentazione delle liste alle elezioni del 2006. Del resto nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione ci sono Alemanno, La Russa, Matteoli, Gasparri e Mugnai.
Tutto regolare? Non proprio, secondo alcuni. Sulla costituzione della Fondazione molti sono i dubbi, oggetto appunto della contesa giudiziaria che dovrà chiarire alcuni aspetti importanti. In particolare, si dovrà chiarire se la Fondazione è stata costituita seguendo i passaggi necessari, che consistono principalmente nella condivisione da parte di tutti i membri del congresso alle finalità dell’ ente. In sostanza, tutti gli iscritti avrebbero dovuto avere il diritto di parteciparvi. Il condizionale è d’obbligo, prima della decisione della Corte.

Le participazioni immobiliari
Tornado al patrimonio, la Fondazione possiede, tra l’altro, alcune partecipazioni in due società immobiliari, la “Nuova Mancini s.r.l.”e la “Italimmobili Srl”, che a sua volta possiede al 100% un’ulteriore società: la Immobiliare sociale Venezia Estuario. In tutte compare, naturalmente, il nome di Donato Lamorte. Oltre a Lamorte, nello specifico della Nuova Mancini Srl compaiono i nomi di Francesco Biava, Antonino Caruso, Pierfrancesco Gamba e Franco Mugnai. Nella Italimmobili Srl anche Roberto Petri Roberto Guerrini, Alessandra Savini e Fabrizio Pescatori. Nella dotazione di “case”, oltre la sede di Via della Scrofa, risulterebbero un appartamento a via Paisiello ai Parioli e un immobile a Monterotondo alle porte di Roma. Ma le proprietà sarebbero sparse in tutta Italia per un valore di 400 milioni di euro. Un vero e proprio impero a cui nessuno è disposto a rinunciare.

Futuro e Libertà
Lo stesso partito in dismissione di Fini, formazione che verrà sciolta il prossimo otto maggio, dovrebbe rimanere in vita esclusivamente per poter vantare equalche credito eventuale, se non altro per una ragione molto semplice: Fli si ritiene erede di Alleanza Nazionale e quindi l’unico legittimo titolare di tutti i beni, liquidi e immobiliari.
Eppure la questione potrebbe essere risolta velocemente se tutte le anime, che ne corso degli anni hanno caratterizzato il partito, si unissero. Desiderio costante più volte espresso da Teodoro Buontempo, scomparso proprio ieri.
Il pericolo, dunque, non sta tanto nella sentenza ma nella litigiosità delle correnti che, anche qui hanno lacerato la destra fin dai tempi del Msi.
Con tutta probabilità alla fine non vincerà nessuno, anzi perderanno tutti quei militanti che hanno creduto in quegli ideali e che di volta in volta hanno seguito alla lettera, come soldatini, i capricci della dirigenza. Spesso ignari degli interessi colossali che si nascondevano dietro ogni decisione di cui la militanza è stata facile alibi. Veri intestatari di quel patrimonio che appartiene a un’ intera comunità e che è frutto anche dei contributi di tantissime persone.