Dolores Bevilacqua, senatrice M5S, in Vigilanza Rai ha sollevato contestazioni sull’opportunità della presenza di alcune figure editoriali come Tommaso Cerno nei programmi del servizio pubblico, citando possibili incompatibilità con la missione informativa della Rai. A che punto è la sua proposta concreta per tutelare pluralismo, indipendenza e trasparenza dell’informazione pubblica?
“Più che sulla presenza di Cerno nel servizio pubblico, mi sono chiesta se sia ammissibile che un giornalista che lavora in Rai, seppur da esterno, possa permettersi di attaccare ripetutamente una delle trasmissioni di punta del servizio pubblico, condendo il tutto con qualunquismo e imprecisioni che poco hanno a che fare con la deontologia professionale. Libero di esprimere il suo pensiero ma nel rispetto del codice di condotta della Rai. In merito alla proposta di riforma depositata per recepire il Media Freedom Act, purtroppo registriamo l’ennesimo colpo di mano della maggioranza che ha proposto un testo base in cui mancano previsioni realmente attuative dei principi basilari di indipendenza e pluralismo del servizio pubblico”.
In Vigilanza Rai si discute molto non solo di pluralismo ma anche di codici deontologici per ospiti e conduttori. Ritiene che la Rai debba adottare regole più stringenti per definire incompatibilità, e se sì quali limiti proporrebbe per garanti e opinionisti che trattano temi istituzionali?
“Basterebbe il recepimento del Media Freedom Act e l’applicazione ed esecuzione del contratto di servizio. Piegare la Rai riducendola a megafono della maggioranza è la negazione stessa del concetto di servizio pubblico che dovrebbe essere, appunto, al servizio dei cittadini e non del governo di turno”.
Referendum sulla riforma della giustizia. Il Movimento 5 Stelle sta conducendo una campagna forte per il No al referendum sulla giustizia, definita “Salva-Casta”. Quali sono, secondo lei, i rischi concreti di questa riforma costituzionale e quali alternative propone per affrontare le criticità nel sistema giudiziario italiano?
“Quello che chiediamo ai cittadini è un No contro la casta: no a strade lastricate di impunità per i potenti, basta con la politica che vuole abusare del potere senza rendere conto a nessuno. Serve un No per guarire la giustizia: il problema è un governo che invece di pensare a velocizzare i processi pensa a una riforma per sottrarsi alla legge. Il governo non vuole interferenze dalle procure? Allora basta che si rispettino le leggi, non occorre fare a pezzi la Costituzione. Si preoccupino piuttosto di investire nell’ampliamento degli organici, nella digitalizzazione dei processi e la smettano di scrivere leggi come quelle che hanno concesso al presunto narcotrafficante di dileguarsi e far perdere le proprie tracce non prima di aver minacciato chi lo aveva denunciato”.
Recentemente lei ha sollevato dubbi sugli orientamenti del Governo rispetto agli interessi nazionali e alle pressioni internazionali (compresi i rapporti con Stati Uniti e alleanze). Come valuta l’attuale linea italiana in politica estera, soprattutto su crisi come Ucraina e Medio Oriente, e cosa propone il M5S per riequilibrare autonomia diplomatica e tutela dei cittadini?
“Sul fronte internazionale finora il Governo ha sacrificato gli interessi degli italiani con gli innumerevoli sì a Trump. Penso all’acquisto di armi americane con l’impegno del raggiungimento del 5% rispetto al Pil, impegno che inevitabilmente toglie risorse per urgenze come quelle di sanità e infrastrutture, penso all’acquisto di gas naturale liquefatto americano che fa lievitare ulteriormente le bollette dei cittadini italiani, penso alla debacle totale sul fronte dei dazi di cui ancora non abbiamo la reale dimensione dell’impatto disastroso sull’economia del Paese. Il governo ha abdicato a qualunque ruolo nel costruire un’escalation diplomatica che è l’unica via d’uscita dal conflitto russo-ucraino, proseguendo, invece, nella fallimentare escalation militare. Ha scelto di non interrompere lo scambio in forniture militari e l’adozione di sanzioni per isolare il criminale Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale e a cui esponenti del governo italiano non hanno, invece, problemi a stringere la mano. Per chi si proponeva come la paladina degli interessi della patria, mi sembra una resa su tutta la linea”.
Lei ha preso parola più volte in Aula sulla legge di Bilancio 2026: quali misure ritiene prioritariamente insufficienti o mancanti per il Mezzogiorno e le famiglie, e quali interventi concreti chiede al governo per promuovere crescita e equità sociale?
“Anche l’ultima legge di Bilancio è priva di visione e della benché minima misura capace di far crescere l’Italia. Non a caso Eurostat ci dice che l’Italia sarà fanalino di coda in Europa per crescita del Pil e che se non fosse per gli investimenti del Pnrr portato dal M5S con il presidente Conte oggi saremmo già in recessione. Per questo avevamo proposto, con tanto di previsione delle coperture, una no tax area fino a 20.000 € per dare respiro non solo ai redditi più bassi ma anche al ceto medio. Avevamo previsto fondi per interventi sostanziosi in sanità per ridurre liste d’attesa e carenze strutturali. Come fatto nei governi Conte avevamo suggerito lo stanziamento di risorse per l’ampliamento degli organici delle forze dell’ordine e rispondere all’esigenza di sicurezza dei cittadini, fronte su cui la maggioranza ha fallito, come dimostrano i vari decreti sicurezza che si susseguono senza che però la situazione nelle strade delle nostre città migliori. Abbiamo proposto il ritorno a Transizione 4.0, misura che ha attivato il tessuto produttivo del Paese che, invece, oggi langue segnando cali di produzione da ormai trentaquattro mesi su trentasette. A tutte queste proposte di buon senso la maggioranza ha detto no. Il governo ha scelto ancora una volta di stare dalla parte di lobby delle armi, dei colossi bancari ed energetici e di sacrificare famiglie e imprese”.