Come aiutare l’Ucraina? Le donazioni e come ospitare profughi ucraini

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Come aiutare l’Ucraina durante la guerra contro la Russia? Quali donazioni è possibile effettuare e come si possono ospitare i profughi ucraini?

Come aiutare l’Ucraina? Alcune associazioni a cui poter indirizzare le donazioni

Chiunque desideri aiutare l’Ucraina nei giorni drammatici della guerra scaturita lo scorso giovedì 24 febbraio a seguito dell’invasione del Paese da parte della Russia può contribuire attraverso donazioni. In questo contesto, infatti, oltre alle numerose manifestazioni per la pace che si stanno tenendo in tutto il mondo (Russia compresa), sono tante le associazioni e le organizzazioni che si sono attivate per fornire aiuti all’Ucraina.

Tra le associazioni alle quali è possibile destinare donazioni al fine di supportare la popolazione e l’esercito ucraino, figurano:

  • Medici del Mondo Italia, organizzazione umanitaria internazionale presente anche in Italia per garantire l’accesso sanitario a tutti e tutte, e specialmente alle persone più vulnerabili. È presente in Ucraina dal 2015, dove fornisce assistenza umanitaria e servizi sanitari specialmente nelle autoproclamate repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhansk.
  • United Help Ukraine, organizzazione di volontariato che riceve e reindirizza donazioni focalizzandosi principalmente su forniture mediche e cibo;
  • Sunflower of Peace, raccolta fondi per kit di pronto soccorso a medici e paramedici che operano in prima linea;
  • Revived Soldiers Ukraine, organizzazione no-profit che offre assistenza medica ai soldati ucraini e supporta alle loro famiglie;
  • Voices of Children, si propone di garantire supporto psicologico e psicosociale ai bambini ucraini colpiti da conflitti armati;
  • The Kyiv Independent, sostiene i giornalisti in Ucraina;
  • Nova Ukraine, organizzazione che ha creato Heart2Heart per raccogliere fondi destinati all’assistenza di persone in difficoltà in Ucraina;
  • Comitato Internazionale della Croce Rossa per aiuti umanitari di differente natura;
  • Esercito SOS, distribuisce cibo e sostegno ai soldati ucraini;
  • Medici Senza Frontiere, organizzazione italiana che si trova a Donetsk e a Lugansk per occuparsi dei soggetti più bisognosi;
  • Soleterre, altra organizzazione italiana che si concentra sull’assistenza ai bambini ucraini malati di cancro;
  • Avsi, aiuta le famiglie sfollate e i nuclei familiari che si sono trasferiti a Kiev e Charkov già dal 2014;
  • Save the Children, organizzazione che opera in Ucraina dal 2014 occupandosi di aiuti umanitari essenziali ai bambini e alle loro famiglie, offrendo supporto psicosociale e distribuzione di kit di pronto soccorso e igienici;
  • We world, specializzata da oltre mezzo secolo nella difesa dei diritti delle donne e dei bambini, sta fornendo aiuti di emergenza alla popolazione ucraina.

Come ospitare i profughi ucraini? Le decisioni dell’UE e dell’Italia

Non solo donazioni: l’Unione Europea ha deciso di aprire le sue porte ai profughi ucraini. La decisione ufficiale è prevista per il prossimo giovedì 3 marzo 2022. In relazione agli oltre 4 milioni di sfollati attesi dall’UE e alla loro accoglienza, la commissaria europea agli Affari Interni, Ylva Johansson, ha dichiarato: “Tra i Paesi membri dell’UE c’è un ampio sostegno all’applicazione della direttiva per la protezione temporanea degli sfollati ucraini”.

Per garantire la protezione temporanea ai profughi, l’UE ha intensione di erogare un permesso di soggiorno della durata di un anno, che potrà essere esteso a due, a tutti i cittadini ucraini che presenteranno una richiesta di protezione ad uno degli Stati membri.

In questo contesto, anche l’Italia ha deciso di procedere all’accoglienza dei profughi, nonostante al momento non siano presenti flussi organizzati. La catena dell’accoglienza, tuttavia, ha già cominciato a muoversi. In Trentino e in Veneto, infatti, sono stati accolti i primi rifugiati.

Il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, ad esempio, ha spiegato come vengono accolti gli sfollati che giungono dall’Ucraina: “C’è chi si è fatto raggiungere al confine da amici e parenti partiti dal Veneto per poi essere portati in Regione. Altri hanno organizzato piccole comitive con destinazioni ben precise, ovvero da chi sapevano potesse dargli ospitalità, altri ancora hanno usato la propria auto per mettersi in salvo con la famiglia”.