Ecco come cambia il Reddito di cittadinanza. Decurtazioni al primo rifiuto. Revoca del sussidio al secondo. Dal Comitato scientifico insediato da Orlando dieci proposte per migliorare gli aiuti agli indigenti

REDDITO DI CITTADINANZA
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Se chi percepisce il Reddito di cittadinanza rifiuterà un’offerta di lavoro congrua si vedrà scattare un decalage mensile dell’assegno (leggi l’articolo). Dopo il secondo rifiuto ci sarà la revoca del beneficio. La novità è stata confermata nella riunione a Palazzo Chigi del premier Mario Draghi con i ministri del Lavoro, Andrea Orlando, delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, e della Pa, Renato Brunetta.

Prima di procedere ci saranno verifiche per accertare che il beneficiario abbia effettivamente ricevuto e nel caso rifiutato l’offerta di lavoro. Ieri intanto sono state illustrate le dieci proposte per migliorare il Reddito di cittadinanza elaborate dal Comitato scientifico guidato dalla sociologa Chiara Saraceno. Secondo cui la manovra non ha riformato il sussidio ma ha solo irrigidito i controlli e anche le condizioni di accesso.

SOLDI ALLE FAMIGLIE NUMEROSE. Per ricevere il Reddito – spiega il Comitato – sono necessari 10 anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi 2 continuativi. La proposta è abbassare il periodo a 5 anni. La seconda proposta riguarda la scala di equivalenza che penalizzerebbe le famiglie con minori e le numerose. Il Comitato suggerisce di non differenziare tra maggiorenni e minorenni, utilizzando per entrambi il coefficiente di 0,4%. E di ridurre la soglia di partenza per i single da 6.000 a 5.400 euro all’anno. E, ancora, di far decadere dal Reddito di cittadinanza solo il singolo componente che non ha rispettato gli obblighi, non tutta la famiglia.

La terza proposta è differenziare il contributo per l’affitto in base alla dimensione del nucleo familiare, riducendolo per i single e incrementandolo progressivamente al crescere del numero dei componenti. Al fine di non penalizzare chi lavora, la quarta proposta è, nella determinazione del reddito ai fini del calcolo dell’importo del Reddito di cittadinanza, di considerare, per chi inizia a lavorare o è già occupato, il reddito da lavoro solo per il 60%, senza limiti di tempo, ma fino a quando viene raggiunto il reddito esente da imposizione fiscale (pari a 8174 euro per i redditi da lavoro dipendente e 4800 per i lavoratori autonomi).

E ancora: giudicare il patrimonio mobiliare come una delle tre fonti – insieme a reddito familiare e Rdc – che, in quanto liquidabile, contribuisce a determinare la capacità di spesa di una famiglia. Sesta proposta: eliminare l’obbligo di dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro per chi è indirizzato ai servizi sociali.

OFFERTE E RINUNCE. La Commissione propone (settima indicazione), di considerare “offerta congrua” di lavoro anche contratti a termine di durata inferiore a tre mesi, “almeno temporaneamente e purché non inferiori a un mese”, per “incoraggiare persone molto spesso distanti dal mercato del lavoro ad entrarvi e fare esperienza”. Per promuovere le assunzioni dei percettori di Rdc il Comitato propone di estendere l’attuale incentivo alle imprese che assumono i beneficiari del Reddito di cittadinanza anche nel caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato e part time (che ora è escluso) e assunzioni con contratti a tempo determinato (ora esclusi), purché con orario pieno e di durata almeno annuale.

E di sospendere, almeno temporaneamente, il requisito della presenza dell’offerta di lavoro sulla piattaforma Anpal. Le ultime due proposte riguardano il rafforzamento dei patti per l’inclusione e l’attuazione dei progetti di utilità collettiva e l’abolizione dell’obbligo di spendere l’intero contributo economico entro una scadenza predefinita e di ridurre i vincoli sull’utilizzo.

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