Commissione Banche. Tutto resta fermo dopo due anni di veti. Le Camere non riescono a decidere. Ma il vero nodo è sulla presidenza

dalla Redazione
Politica

Mente in Italia le banche continuano a cadere come birilli, vittime di manager senza scrupoli e protagoniste di operazioni spericolate a danno principalmente dei piccoli risparmiatori, la Commissione parlamentare d’inchiesta che doveva scandagliare tale fenomeno e trovare eventuali soluzioni è ancora nel limbo. Non ha visto la luce durante il Governo gialloverde e anche con i giallorossi stenta a prendere forma. Se ne dovrebbe tornare a parlare la prossima settimana.

A far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario sono i senatori Rossella Accoto (M5S), Alberto Bagnai (Lega), Francesco Battistoni (FI), Laura Bottici (M5S), Maurizio Buccarella (Misto), Roberto Calderoli (Lega), Francesco Castiello (M5S), Luciano D’Alfonso (Pd), Andrea De Bertoldi (FdI), Massimo Ferro (FI), Elio Lannutti (M5S), Mauro Maria Marino (Italia Viva), Gianluigi Paragone (Misto), Marco Pellegrini (M5S), Daniele Pesco (M5S), Gaetano Quagliariello (FI), Erica Rivolta (Lega), Renato Schifani (FI), Dieter Steger (Per le Autonomie), Luigi Zanda (PD), e i deputati Massimo Bitonci (Lega), Giuseppe Buompane (M5S), Giulio Centemero (Lega), Emanuele Cestari (Lega), Dimitri Coin (Lega), Felice Maurizio D’Ettore (FI), Guglielmo Epifani (Leu), Emanuele Fiano (Pd), Tommaso Foti (FdI), Sestino Giacomoni (FI), Claudio Mancini (Pd), Alvise Maniero (M5S), Luigi Marattin (Italia Viva), Raphael Raduzzi (M5S), Marco Rizzone (M5S), Carla Ruocco (M5S), Bruno Tabacci (Misto), Riccardo Tucci (M5S), Franco Vazio (Pd), e Pierantonio Zanettin (FI).

In tanti hanno interesse a non far partire una simile Commissione. Dopo il braccio di ferro sulla presidenza durante l’Esecutivo gialloverde, quando l’incarico era conteso tra Calderoli e Paragone, senza che sia stata trovata una soluzione si è arrivati al Conte 2. La presidenza è destinata al Movimento 5 Stelle. E sembrava quasi cosa fatta quando i pentastellati hanno puntato sul senatore Lannutti. Spuntato fuori un conflitto d’interesse di quest’ultimo, essendo il figlio impiegato proprio presso la Popolare di Bari, è arrivato però l’ennesimo stop.

NUOVO ROUND. “La mia decisione – si giustificò Lannutti – non dipende in alcuna misura dalla posizione lavorativa di mio figlio e da un inesistente conflitto di interesse. L’unica ragione che mi ha spinto a compiere questo passo è stata quella di non fornire più alcun alibi: la commissione deve assolutamente partire”. Era metà dicembre e Luigi Di Maio sostenne che a guidare la Commissione potevano a quel punto essere Alvise Maniero o Carla Ruocco (nella foto). Tra vacanze natalizie e altre priorità l’indagine sulle banche è però caduta nel dimenticatoio. Se ne tornerà a discutere il 6 febbraio, quando a Palazzo San Macuto è prevista una riunione di tutti i commissari per eleggere il presidente, i vicepresidenti e i segretari.