Con la scusa del Covid finisce in quarantena anche la lite temeraria. La legge da un anno pronta per l’Ok. Ma al Senato si parla solo di virus

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Sembrava tutto fatto e invece niente da fare. Proprio in prossimità della meta, la legge sulla lite temeraria si pianta in Senato dopo la decisione dei capigruppo che hanno stabilito che l’Aula, da ora e fino a data da destinarsi, si occuperà solo delle questioni relative al Covid-19. Un testo coraggioso, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, che punta a riscrivere le regole che disciplinano le cause per diffamazione a mezzo stampa, mettendo mano a quel sistema che, pur cercando di garantire il diffamato, è stato spesso usato per tappare la bocca o quantomeno scoraggiare i giornalisti scomodi.

STOP INATTESO. Una questione, quella della tutela dei cronisti, molto sentita dal Presidente dell’ordine dei giornalisti, Carlo Verna, che si chiede: “Ma che Paese stiamo diventando se si può mettere il bavaglio a chi cerca la verità? Lo fanno in tutti i modi, tanto con le querele quanto con il potere politico”. Proprio per questo, prosegue Verna, la proposta di legge sulla lite temeraria non può che essere “pienamente appoggiata dall’Ordine perché equilibrata” in quanto non esclude il ricorso alla Giustizia da parte di chi si sente diffamato ma, al contempo, tutela anche il giornalista che verrà risarcito in caso che il giudice lo riconosca innocente. Così il rinvio non può che sorprendere – e deludere – il Presidente dell’Ordine dei giornalisti che contesta soprattutto il motivo dietro allo stop stabilito dal Senato perché proprio con “l’emergenza Covid è ancor più importante” approvare la norma visto che in questi tempi “tutto avviene nell’oscurità e il giornalista è chiamato ad accendere la luce ma se appena lo fa viene intimidito” il meccanismo rischia di incepparsi.

LO STRANO STOP. Perplessità che sono arrivate anche dal mondo della politica con il senatore di M5S e relatore del ddl sulla lite temeraria, Arnaldo Lomuti, che pur spiegando di condividere “la scelta di concentrare i lavori del Senato sull’emergenza Covid che è il nemico pubblico numero uno dell’Italia” ha detto anche che “alcuni disegni di legge di iniziativa parlamentare” sarebbe “giusto che venissero portati a termine prima della pausa natalizia”. Del resto, spiega il grillino, “per la lite temeraria come anche per la riforma Caliendo sulla diffamazione” non serve molto tempo ma “qualche ora o al massimo una mattinata”. Eppure da tempo si rincorrono voci secondo cui sul provvedimento sarebbe in corso un presunto ostruzionismo da parte di Italia Viva che non più tardi di una settimana fa ha presentato alcune modifiche al ddl sulle liti temerarie.

IL BOICOTTAGGIO. Accuse che hanno dato luogo a forti polemiche nella maggioranza ma su cui Lomuti ha voluto gettare acqua sul fuoco spiegando che “le proposte di Italia Viva anche se molto interessanti, non ci hanno convinto e per questo abbiamo mantenuto il testo già licenziato dalla Commissione”. Eppure che qualche intoppo ci sia appare evidente soprattutto alla luce delle parole del senatore di M5S Primo Di Nicola (nella foto), quest’ultimo primo firmatario della proposta di legge sulla lite temeraria, che ieri, senza giri di parole, ha dichiarato: “La decisione di rinviare l’esame in Aula del ddl sulle liti temerarie è un fatto grave soprattutto quando ci si lamenta per la scarsa efficacia dei lavori parlamentari”. “È un fatto acclarato che sulle liti temerarie continuano a registrarsi inquietanti rinvii” spiega ancora Di Nicola secondo cui: “Per l’approvazione dell’Aula il ddl è pronto da un anno, se c’è qualcuno che non lo vuole farebbe bene a dirlo con chiarezza assumendosene tutte le responsabilità davanti al mondo dell’editoria e ai cittadini”.