“Con Salvini al Viminale l’Italia sta serena”. Parla Fruscio, il prof che consigliava Bossi: “Non sarà un Cerbero anti-immigrati”

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Le somme si tireranno “alla fine dell’esperienza governativa”. Dario Fruscio, già professore di Economia e gestione d’impresa a Pavia, senatore della Lega Nord e grillo parlante di Bossi per le questioni economiche, nonché consigliere di amministrazione dell’Eni e presidente dell’Agea, non ha dubbi.

Il contratto di Governo tra Salvini e Di Maio è una sintesi equilibrata o c’è uno sbilanciamento a favore di Lega o M5S?
“Sgombriamo il campo da ombre di ordine puramente lessicali. Siamo stati abituati a definire ‘considerazioni e dichiarazioni programmatiche’ i programmi dei Governi succedutisi nel nostro Paese. Oggi cambia il lessico e si fa riferimento all’istituto del ‘contratto’. Sostanzialmente nulla cambia anche se, a differenza di quanto avveniva fino a poco tempo fa, oggi la cittadinanza è posta nella condizione di seguire l’evoluzione del ‘contratto’ fino a divenirne, in certo qual modo, partecipe. Fino a qualche mese fa, il programma del Governo incaricato trovava forma, contenuto e pubblica manifestazione mediante le cosiddette dichiarazioni programmatiche, normalmente e regolarmente compilate a tavolino e nel chiuso di una stanza. Quanto al fatto se il risultato finale sarà sbilanciato verso Lega o M5S lo si potrà dire alla fine dell’esperienza governativa”.

Flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero: molti avanzano dubbi sulla possibilità di fare tutto…
“Quanto ai dubbi di molti circa la possibilità del Governo di riuscire a realizzare tutto il programma, siamo nella linea di consuetudine propria dei Governi di ogni dove. Sono le condizioni gestionali e di potenzialità economico-finanziaria che cadenzano il procedere dell’attività di Governo. A beneficio dei promotori di questa nuova esperienza governativa va detto che costoro hanno avvertito in tutte le lingue che quanto indicato in ‘contratto’ avrà attuazione secondo criteri e modalità progressivi”.

Uno snodo cruciale del programma della Lega riguarda l’immigrazione. Le preoccupazioni sulla ricetta di Salvini sono fondate?
“Sarei cauto nel definire snodo cruciale del programma della Lega il tema dell’immigrazione. Le situazioni cambiano, come stanno cambiando sotto i nostri occhi. Si sia tutti sereni e tranquilli sul fatto che la Lega a trazione Salvini nulla ha contro il fenomeno immigratorio in sé e per sé. Ma su un fenomeno che non trovi possibilità di umana, civile e rispettosa accoglienza nel nostro Paese. Detto questo si abbia in considerazione la caduta verticale dei flussi migratori nel nostro Paese ed anche si abbia riguardo del fatto che, continuando ad insistere presso l’Unione europea per una redistribuzione degli immigrati in tutti i Paesi comunitari, non potrà che trovare accoglimento a Bruxelles. Salvini agli Interni vuol dire tutto questo. Non quindi un Cerbero contro sventurati e povera gente, ma uno attento, tenace e propugnatore di una regolazione della condizione di sovraffollamento di extracomunitari nel nostro Paese. Verosimilmente le cose  oggi stanno al punto da spingersi a dire che il fenomeno, nella regolazione nello stato immigratorio attuale in Italia, potrà essere tra tutti i punti caratterizzanti il prossimo Governo quello di più ampia e soddisfacente realizzazione”.

Il Governo che sta per nascere è un rischio più per la Lega o per il M5S e perché?
“Francamente non so risponderle, d’altra parte non faccio l’indovino. D’altronde, alla domanda potrà trovare risposta da sé prendendo a rilievo le tendenze elettorali posteriori al 4 marzo. L’ultima, quella della Valle d’Aosta” (con l’ennesimo boom della Lega, ndr).

Se fosse ancora ogi impegnato in politica, cosa consiglierebbe al leader della Lega Matteo Salvini?
“Se fossi nella possibilità di fare oggi quel che in Lega facevo in passato, soprattutto sulla variante delle misure economiche, farei né più né meno quel che ho fatto in passato: raziocinerei, elaborerei e proporrei al movimento tutto quanto ho adesso rappresentato facendo ricorso ai miei trascorsi di 35 anni di accademia universitaria nelle materie economico-aziendali; supportato da un’attività consulenziale negli ambiti delle operazioni straordinarie di imprese e di gruppi di imprese, sia nazionali che internazionali. Testimoni di tali mie fonti di riferimento sono la mia pubblicistica monografica e quella saggistica. Oggi non so chi siano gli economisti della Lega, ma questo è un mio limite: mi sono noti soltanto quelli di derivazione e/o di derivazione universitaria. So anche che, come usava ripetere Galbraith, economisti ‘si è tutti, basta avere la faccia la tosta’…”.