Concessione dei Benetton. L’offerta sull’88% di Autostrade slitta ancora. Cassa depositi e prestiti si prende un altro giorno. Già in vista venti di guerra sul prezzo

ATLANTIA AUTOSTRADE
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Cassa Depositi e Prestiti si prende ancora un giorno per definire l’offerta vincolante sull’88% di Autostrade per l’Italia (Aspi), dov’è capofila di un consorzio con i fondi Macquarie e Blackstone.

La riunione del board di ieri è rimasta aperta e in relazione all’offerta per la società concessionaria controllata dai Benetton e si riaggiorna nel pomeriggio di oggi, “al fine di consentire la contestualità delle determinazioni di tutti i membri del Consorzio”.

Come riportato in ipotesi circolate sulla stampa nei giorni scorsi, l’offerta si collocherebbe nella parte alta della forchetta tra 8,5 e 9,5 miliardi di euro, anche se l’Offerta pubblica di acquisto totalitaria di Gavio e fondo Ardian sulle azioni Astm (che controlla la Torino-Milano e l’Autostrada dei fiori) da 1,7 miliardi di euro eleverebbe – a dire di Jonathan Amouyal, partner del fondo Tci, secondo azionista di Atlantia – il valore di Aspi.

“La valutazione nell’offerta per la quota di minoranza di Astm rafforza la nostra stima di 11-12 miliardi per l’88% di Autostrade per l’Italia”, sostiene Amouyal, secondo cui questo valore “dimostra anche che senza un decreto illegittimo (il riferimento è al Milleproroghe del 2020 che ha tagliato il ristoro per la revoca della concessione ad Aspi) c’è fame di investimenti in infrastrutture in Italia”.

Intanto ieri Atlantia ha spiccato il volo in Borsa, arrivando a guadagnare il 4,62% in area 15,75 euro. Sempre ieri Cdp ha affrontato altri due dossier delicati: quello del rinnovo del Cda del gruppo Tim (vedi accanto) e la questione dell’esercizio del diritto di prelazione sul 50% di Open Fiber detenuto da Enel, per cui il fondo Macquarie ha offerto 2,65 miliardi.

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