Concessioni edilizie d’oro. La Rai ricorre e Marino trema. In bilico la tassa sul piano regolatore di Roma. Il Campidoglio rischia un salasso milionario

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Non sono solo i conti dello Stato ad essere appesi alle decisioni della Corte Costituzionale. Nelle mani dei giudici costituzionali ci sono anche le disastrate finanze del Campidoglio. Il Consiglio di Stato, dovendo decidere su un appello presentato dalla Rai, ha infatti rimesso alla Consulta gli atti sul contributo straordinario chiesto dal Comune di Roma sulle concessioni edilizie. E se la legge che giustifica il pesante balzello verrà bocciata per la giunta Marino sarà l’ennesimo, pesantissimo, colpo. Una perdita di milioni di euro.

D’ACCORDO PURE SILVIO
Approvando nel 2008 il nuovo Piano regolatore, prima che Walter Veltroni lasciasse il Campidoglio, Roma Capitale decise di far versare un contributo straordinario per il rilascio delle concessioni edilizie nelle zone valorizzate dallo strumento urbanistico appena varato. Ossigeno per il Comune, ma un vero e proprio salasso per aziende e comuni cittadini, costretti a pagare il 66% del maggior valore immobiliare assegnabile. Rai e Rai Way impugnarono quel provvedimento. La società che gestisce la tv di Stato aveva infatti deciso di disfarsi dei complessi il località Prato Smeraldo, in precedenza utilizzato per i servizi rivolti agli italiani all’estero, e a Santa Palomba, dopo la riduzione a un’unica rete dei servizi radiofonici in onde medie. Per il primo, presentando osservazioni al Prg, la Rai aveva ottenuto una destinazione residenziale e per il secondo commerciale e servizi. Dovendo però pagare il pesante contributo l’operazione non sarebbe più stata conveniente. Nel 2010, inoltre, il Governo Berlusconi, cercando di dare copertura a quella manovra compiuta dal Comune di Roma, al fine di aiutare le finanze capitoline, avallò il balzello con la legge di stabilità. Manovra confermata, lo scorso anno, dallo Sblocca Italia.

BATTAGLIA LUNGA
Mamma Rai non ha mollato e, dopo essersi vista dichiarare il proprio ricorso inammissibile dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ha fatto appello. I legali a cui si è affidata la tv di Stato hanno così sostenuto, davanti ai giudici di Palazzo Spada, che la norma del 2010 è incostituzionale, puntando all’abolizione del contestato contributo straordinario. Gli avvocati Giuseppe Lavitola e Maria Enrica Cavalli hanno portato avanti la tesi del contrasto tra quella norma e gli articoli della Carta relativi all’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, alle prestazioni personali e patrimoniali, al concorso alla spesa pubblica e all’organizzazione dei pubblici uffici. Argomenti che hanno convinto la IV sezione del Consiglio di Stato. E con un’ordinanza gli atti sono stati ora trasmessi alla Consulta, affinché valuti l’incostituzionalità della legge che ha salvato il balzello chiesto dal Campidoglio, e il provvedimento è stato comunicato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ai presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

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di Gaetano Pedullà

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