Concorsopoli all’Asl di Latina. I big del Pd premevano su D’Amato. Nelle intercettazioni il pressing sull’assessore del Lazio. Per far promuovere l’uomo delle assunzioni facili

Latina D'Amato
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Quando due mesi fa le indagini sulla cosiddetta concorsopoli all’Asl pontina (leggi l’articolo), con troppi politici di area dem e loro familiari risultati tra i migliori alle prove selettive per assumere personale amministrativo, si sono fatte pressanti, i big del Pd si sono affrettati a prendere le distanze dal presidente di quella commissione concorsuale, Claudio Rainone, messo poco dopo ai domiciliari. E ancor maggiori sono i distinguo da giovedì scorso, quando a quel dirigente è stata notificata una seconda misura cautelare e ai domiciliari, con l’accusa di corruzione, è finito anche l’ex senatore e segretario provinciale del Partito democratico a Latina, Claudio Moscardelli.

Dalla stessa indagini, però, emerge che quest’ultimo non è stato l’unico a sponsorizzare la nomina di Rainone a direttore amministrativo, che seppure solo come facente funzioni è riuscito a ottenere quel ruolo, e a tal fine il pressing sull’assessore regionale alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, uno tra i protagonisti in Italia della battaglia contro il Covid, è stato enorme.

IL PATTO. Per gli inquirenti, Moscardelli e Rainone avevano stretto un patto corruttivo, in base al quale il dirigente Asl aveva accettato di favorire in particolare due candidati al concorso per 23 posti da collaboratore amministrativo, entrambi legati al Partito democratico, ottenendo in cambio l’interessamento dell’esponente del Pd per la sua nomina a direttore amministrativo. Non a caso dopo la prova Rainone venne intercettato mentre diceva a Moscardelli: “Tutto a posto insomma, anche se per uno dei due ho dovuto fare qualcheeee, qualche forzatura, ma non è un problema… fatto… ma quand’è che tu pensi di avere delle novità?”.

E l’ex senatore, parlando di D’Amato: “Io domani lo rivedo, perché domani c’è una manifestazione dove lo incontro e poi c’è un consiglio sulla sanità dove Enrico (il consigliere regionale dem Enrico Forte, ndr) perché oggi ci siamo sentiti, ed Enrico gli va addosso”. C’era da far fuori il direttore amministrativo Eleonora Di Giulio per far posto a Rainone, ma ai dem non sembrava un problema, visto il tenore delle conversazioni captate.

Il gip Giuseppe Cario ha quindi sostenuto che proprio quei dialoghi tra il dirigente sanitario e “gli esponenti della politica locale e nazionale assumono motivo di grande interesse investigativo, atteso che in quelle circostanze si dipingeva la dottoressa Eleonora Di Giulio come persona scomoda, non adatta e mal voluta dalla politica locale, motivo per il quale andava allontanata a tutti i costi, allontanamento funzionale all’ascesa del Rainone”. Sempre Moscardelli: “Ho parlato adesso con Alessio (Alessio D’Amato ndr) ed allora lui mi dice va bene, stiamo lavorando a questo spostamento”.

L’INTERROGATORIO. D’Amato, interrogato dal sostituto procuratore Valerio De Luca, ha assicurato che in una sola occasione, il 13 maggio scorso, quando Moscardelli gli chiese una riunione politica, gli venne raccomandato Rainone e poi più niente. “In quella circostanza – ha dichiarato D’Amato – ricordo che erano presenti i consiglieri regionali Forte e La Penna (Salvatore La Penna ndr) e l’ex senatore Claudio Moscardelli”.

Ma sempre il giudice per le indagini preliminari Cario sostiene che “tuttavia sono invece molteplici le occasioni durante le quali, in costanza di intercettazioni telefoniche, Rainone viene rassicurato da Moscardelli di aver parlato di lui e della sua possibile collocazione a direttore amministrativo all’assessore”.