Consumo di suolo, la legge muore al Senato. Caduto nel vuoto pure l’appello del ministro Martina. Provvedimento fermo dal maggio 2016

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Non solo tortura, conflitto d’interessi, ius soli, biotestamento, codice antimafia, processo penale. Nella lista delle leggi che rischiano di rimanere schiacciate nella morsa delle elezioni anticipate ce n’è anche un’altra, meno pubblicizzata ma altrettanto fondamentale: quella sul consumo di suolo. Basta un dato per rendere bene l’idea. L’Italia, come recentemente rivelato dall’Istat, è tra i Paesi più urbanizzati d’Europa: il suolo con copertura artificiale è il 7% contro una media Ue del 4,1. A Napoli, addirittura, la percentuale di superficie impermeabilizzata è del 38,9%. Ma non se la passa bene nemmeno Milano (33,1%). Circostanze che hanno spinto il Parlamento a intervenire contro la cementificazione selvaggia con un provvedimento, approvato alla Camera il 12 maggio 2016, che oltre ad azzerare il consumo di suolo entro il 2050 si prefigge pure di tutelare le aree agricole e semplificare le procedure per gli interventi di riqualificazione.

Tutto molto interessante, se non fosse che a un anno di distanza la legge è arenata nelle secche di Palazzo Madama. E lì pare destinata a rimanere. “La legge sul consumo di suolo poteva essere la pietra angolare della tutela del nostro territorio, sistematicamente colpito da disastri e martoriato dal dissesto idrogeologico” ma “rischia di cadere sotto i colpi di coloro che vogliono portare il Paese al voto nel più breve tempo possibile solo per rivalsa personale”, spiega a La Notizia Mario Catania, ex ministro delle Politiche agricole del Governo Monti oggi deputato di Centro democratico. “Pensavamo di essere riusciti a costruire un testo che potesse mettere d’accordo tutti, anche quelle resistenze trasversali agli schieramenti politici che provavano a boicottarlo dall’inizio – aggiunge il presidente della commissione Anticontraffazione –. Eravamo riusciti a farlo passare alla Camera dopo anni di lavoro e nonostante i molti elementi di imperfezione perché ritenevamo fosse troppo importante per l’Italia una prima normativa di settore. Purtroppo però dobbiamo prendere atto che la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei cittadini valgono meno degli interessi elettorali”.

A vuoto sembra essere finito anche l’appello lanciato dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che il 22 aprile su Facebook ha invitato il Parlamento ad “arrivare presto” all’approvazione della legge perché “passa da qui una prospettiva fondamentale del nostro futuro, anche della nostra agricoltura”. Ma evidentemente non tutti la pensano così.

Twitter: @GiorgioVelardi

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