Contagi verso quota 20mila. Più di un quarto in Lombardia. Il rapporto tra tamponi e positivi oltre il 10%. Livelli assistenziali però ancora sotto la soglia critica

di Maria Elena Cosenza
Cronaca

Ormai è un bollettino di guerra: 19.143 nuovi positivi al Covid-19 su 182mila tamponi e 91 morti. Sono questi i numeri delle ultime 24 ore. Ancora una volta è la Lombardia la regione che fa segnare l’incremento più alto, 4.916 nuovi casi, seguita da Campania (2.280), Piemonte (2.032), Veneto (1.550), Lazio (1.389) e Toscana (1.290). Queste sei regioni hanno complessivamente il 70 per cento dei nuovi casi in Italia. Si registra ancora in crescita il rapporto tra contagiati e tamponi effettuati: dal 9,4 per cento di giovedì è salito sopra il 10 per cento.

“Segnali del raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali” si registrano in “diverse Regioni e Province autonome” secondo il Report settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Più precisamente, “questa settimana, a livello nazionale, si è osservato un importante aumento nel numero di persone ricoverate (il 18 ottobre rispetto all’11 ottobre 7.131 contro 4.519 in area medica, 750 contro 420 in terapia intensiva) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune Regioni e Province autonome sopra il 10 per cento in entrambe le aree”.

Ecco perché, “se l’andamento epidemiologico mantiene il ritmo attuale, esiste una probabilità elevata che si raggiungano soglie critiche di occupazione in brevissimo tempo”. Inoltre il report dell’Iss evidenzia “7.625 i focolai attivi, di cui 1.286 nuovi. Quindi, anche se sono in aumento i focolai attivi, per la prima volta in 11 settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 4.913 focolai attivi di cui 1.749 nuovi)”.

Il Ministero della Salute per l’emergenza Covid-19 ha diffuso i dati confrontando la situazione del 21 marzo (record della prima ondata di pandemia, 6.557 nuovi casi ufficiali su 26.336 tamponi effettuati) con quella del 22 ottobre (16.079 casi su 170.392 tamponi). Dall’osservazione dei dati si legge che rispetto ai nuovi contagi a marzo la percentuale dei morti era del 12,09 per cento (ma ben più significativo è il numero di morti, 793) e quella dei guariti era del 14,38 per cento mentre il 22 ottobre la percentuale dei decessi è stata dello 0,85 per cento (ma anche qui il dato significativo è quello numerico: 136) e quello dei guariti del 12,95 per cento. I numeri, quindi, parlano chiaro.

Ma c’è anche il 25esimo Rapporto Altems dell’Università Cattolica, che evidenzia come ”la letalità del SARS-CoV-2 in Italia sembra essersi notevolmente ridotta da marzo. Infatti il rapporto tra pazienti Covid deceduti e totale dei positivi è pari allo 0,27 per cento. Per quanto riguarda la ricerca del virus attraverso i tamponi, il trend nazionale sul tasso dei tamponi effettuati (per 1000 abitanti) continua ad aumentare rispetto alle scorse settimane, ed è pari a 14,43. Relativamente al tasso settimanale di nuovi tamponi, i valori più alti vengono registrati in Umbria e nel Lazio. Il valore più basso viene registrato nella regione Calabria (7,29). Ma non finisce qui. Un barlume di speranza arriva dalla ricerca del vaccino: “speriamo che tra un paio di mesi si possa dire che il vaccino funziona”. È quanto ha detto il ricercatore Giacomo Gorini, che lavora nel team di Oxford per la ricerca di un vaccino contro il coronavirus.

“Quando potremo dire che il vaccino funziona? – ha detto Gorini – Quando ci saranno abbastanza casi” di infezioni da coronavirus “da dare un potenziale statistico” alla sperimentazione sulle persone attualmente in atto. “Nel nostro gruppo di ricerca c’è un team di persone specializzate in statistica che continuano a monitorare i due gruppi” di persone, quello a cui è stato somministrato il vaccino e quello di controllo a cui è stato somministrato un placebo. “Quando ci saranno più casi” di infezione da coronavirus “nel gruppo di controllo che in quello vaccinato, allora potremo dire che il vaccino funziona”. “Tutto dipende da quanto il virus circola nella popolazione – ha aggiunto il ricercatore – È il paradosso dello studio dei vaccini. Più il virus circola, prima sai se il vaccino funziona”.

Sulla produzione del vaccino, Oxford si rifà alla collaborazione con AstraZeneca, “colosso farmaceutico che ha la capacità di produrre centinaia di milioni se non miliardi di dosi di vaccino”, ha spiegato il virologo. E sulla distribuzione ha detto che “averlo nelle farmacie non sarà una cosa immediata, ma la partnership con AstraZeneca permetterà di accelerare i tempi rispetto ai tempi normali pre-Covid”.