Il problema di Conte leader del MoVimento 5 Stelle: Casaleggio e Di Battista vogliono fare un altro partito?

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Oggi La Stampa si occupa in un retroscena a firma di Ilario Lombardo del destino di Giuseppe Conte. Che sta tessendo la tela del suo prossimo incarico, ovvero quello di Capo Politico del MoVimento 5 Stelle tra chiamate con Enrico Letta e Goffredo Bettini e le ansie dei grillini per il terzo mandato. E con due problemi da risolvere con un nome e un cognome: Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista.

Il problema di Conte leader del MoVimento 5 Stelle: Casaleggio e Di Battista vogliono fare un altro partito?

Il quotidiano racconta che Conte ha vicino a sé i collaboratori più fedeli: il portavoce Rocco Casalino, Maria Chiara Ricciuti, il social media manager Dario Adamo. A loro ha confidato la sua convinzione: “Il M5S deve diventare un partito a tutti gli effetti”. Oggi intanto scade l’ultimatum di Casaleggio jr. su Rousseau: o i parlamentari pagano le quote per il funzionamento della piattaforma oppure si chiude tutto. Casaleggio ha detto che si porterà via il software e il database con le centinaia di migliaia di iscritti del M5s. Crimi lo ha già diffidato.

Conte invece ha tentato fino all’ultimo di evitare una causa giudiziaria ma adesso sa che non c’è più spazio per le mediazioni. Casaleggio impedisce le votazioni degli iscritti e quindi fermerà anche quella sul nuovo Statuto. È pronta una procedura d’urgenza per riavere il database degli iscritti, anche perché, spiega il quotidiano, è sempre più forte il sospetto che Casaleggio stia studiando, assieme al suo braccio destro Enrica Sabatini e a Di Battista, un progetto politico alternativo, in nome del padre Gianroberto e della purezza delle origini.

La mossa dell’Avvocato del Popolo

Per questo Conte è pronto ad agire. Presenterà lo statuto e la carta dei valori. Il 29 aprile parteciperà al convegno di Agorà, think tank di Bettini. Con lui ci saranno Letta e la vicepresidente del Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna Elly Schlein. Sul tavolo c’è ancora il problema del terzo mandato. La scuola di formazione M5s che l’Avvocato del Popolo ha in mente potrebbe trovare una sistemazione per chi non sarà rieletto.

Il confronto con i sondaggisti lo ha convinto a superare le riluttanze verso la formula «né di destra né di sinistra», perché rimane comunque una fetta di elettorato del M5S che non è stata stregata da Giorgia Meloni e da Matteo Salvini, ma che resta in un’area ideologica più vicina al sovranismo. Una prospettiva incoraggiata dal leader del Pd Letta e sui cui sembrano d’accordo: essere diversi e complementari è il miglior modo per ampliare il consenso.

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