Le Lettere

Conte il tattico

Che delusione: ho letto che Conte si è convertito. È diventato anti-russo anche lui. Come tutti gli altri.
Vilma Ranno
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Gentile lettrice, non c’è alcuna conversione, mi creda. Conte non concede niente alle frange belliciste del Pd, ma ammorbidisce un poco il suo linguaggio: è una mossa tattica per farsi accettare come leader del centrosinistra. Però, nel caso divenisse premier, condurrebbe una politica di dialogo, non di scontro con la Russia: può scommetterci. A molti sfugge che Conte è l’unico in Italia che insiste, da sempre, sulla necessità di trattare con Putin, mentre la posizione dell’Ue, del Pd e del governo italiano è: “Con la Russia non si tratta”. Infatti quando Orbàn osò incontrare Putin, fu quasi linciato in piazza. E Meloni ripete a pappagallo il mantra europeo: “Noi scommettiamo sulla vittoria dell’Ucraina”. Inoltre Conte è sempre stato contrario a mandare armi a Kiev, tranne per il primo invio in emergenza, quando sembrava che l’Ucraina potesse essere travolta da un momento all’altro. Ora i mass media vicini al Pd, dopo aver diffamato Conte per anni, lo strumentalizzano perché tutti i sondaggi dicono che, se si tenessero le primarie per il centrosinistra, le vincerebbe Conte, non Schlein. È stata Schlein a chiedere le primarie, ma ora vediamo che tentenna. Qualcuno, per esempio Mieli sul Corriere della Sera, le suggerisce di farsi di lato e cedere quel ruolo a Conte, il quale sarebbe molto più credibile in uno scontro con la Meloni, mentre Schlein a mio parere (e non solo mio) non avrebbe chance. Schlein potrebbe fare la vicepremier e ministra degli Esteri. Ma prima bisogna vincere.