C’è dell’ipocrisia nella strategia italiana ed europea di sanzionare Vladimir Putin, reo di aver invaso l’Ucraina, ma di non adottare misure analoghe nei confronti di Benjamin Netanyahu, che sta conducendo una guerra senza capo né coda in Medio Oriente. A mettere in risalto quella che considera un’anomalia è il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che fa notare come esista “un’occupazione militare, politica ed economica”. “I coloni” israeliani in Cisgiordania, sostiene, hanno “piena copertura del governo e dell’esercito (israeliano, ndr). I riscontri sono puntuali, precisi e circostanziati”.
Tuttavia, prosegue Conte, “di fronte a una palese violazione del diritto internazionale in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, il governo” dovrebbe “prendere posizioni chiare e vietare l’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani illegali”, ma “non lo fa”.
Conte attacca Meloni: “Sanzioni a Putin, ma non a Netanyahu. È ipocrisia”. Poi dice che il campo largo andrà al governo e cambierà la postura italiana in politica Estera
Lo stesso leader pentastellato aggiunge che, “di fronte a un genocidio”, come quello riconosciuto dalla Commissione internazionale d’inchiesta delle Nazioni Unite, il governo di Giorgia Meloni è stato “assente sin dall’inizio”. Secondo Conte, l’esecutivo ha legittimamente introdotto sanzioni crescenti, anche di forte impatto economico, nei confronti di Putin, mentre non ha adottato misure analoghe contro Netanyahu e i suoi “complici di genocidio”.
Ora, “Trump compra il gasolio” dalla Russia, spiega Conte, richiamando il recente accordo tra Washington e Mosca, “per favorire i suoi concittadini, mentre noi siamo alle prese con il caro energia e carburanti”. Questo, secondo il leader del M5S, avviene perché “l’Ue e l’Italia hanno rinunciato a un unico standard”.
Conte, in conclusione, si dice “certo che andremo al governo per cambiare completamente questa politica” e aggiunge: “Non possiamo essere complici di un genocidio e di occupazioni illegali”. Per questo, sostiene, bisogna riconoscere lo Stato di Palestina e interrompere anche “l’accordo di cooperazione militare” con Israele.