Conte per adesso sta sereno. Renzi non può metterlo all’angolo. M5S e Pd non mollano il premier, Matteo deve fermarsi. Ma il leader di Iv non desiste dal fare il guastatore

MATTEO RENZI
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Se ne facciano una ragione i promotori del neonato “Movimento Spontaneo Cittadini per Draghi Presidente”: l’ex governatore della Bce, invocato ed evocato più o meno insistentemente a seconda della convenienza, tirato per la giacchetta da più parti (media compresi,) convitato di pietra in ogni discorso su possibili e futuribili scenari politici e fantapolitici, per ora può attendere. Su questo punto Matteo Renzi, che da settimane tiene sotto scacco la maggioranza (di cui fa parte…), è stato chiaro: “A Palazzo Chigi c’è un presidente del Consiglio alla volta e si chiama Conte”, del resto l’obiettivo del leader di Iv non è mai stata la “testa” del premier, a Matteo basta “costringere” Conte a trattare e semmai cita Mario Draghi per elencare, ancora una volta, i suoi desiderata.

“Draghi è una persona straordinaria per questo Paese, e devo dire che ha dato dei suggerimenti molto giusti: ha detto ‘utilizzate il debito, fate debito ma fate debito buono, per i giovani, per il futuro’. Siamo veramente di fronte a un piano, quello del Recovery, che pensa più al presente che al futuro. Speriamo che lo cambino seguendo i suoi suggerimenti”, afferma in una intervista al TG5, per poi arrivare anche a un altro punto caldo della “trattativa”, insieme a quelli sulla struttura per la Cyber Secutity: Il Mes. “La soluzione è che nei palazzi romani si smetta di chiacchierare e si diano più risorse sulla sanità con il Mes per comprare i vaccini, per portarli non solo negli ospizi o nelle case di riposo ma anche nelle scuole. Finché non vaccineremo anche i giovani non ripartiremo”.

Per Renzi, dunque, “questo è il momento di dare risposte ai cittadini e non di aprire crisi di governo”, parole che, se non chiudono la verifica, di sicuro aprono spiragli per evitare la crisi vera e propria. Questa è anche la posizione di Nicola Zingaretti, che ieri rompe gli indugi e con una nota, approvata da tutta la segreteria dem, indica la strada per evitare una crisi dagli esiti imprevedibili e rimettere insieme i cocci della maggioranza: “L’obiettivo era ed è quello di un rafforzamento della maggioranza attorno al Presidente Conte e, come avevamo deciso insieme, il varo di un patto di legislatura per dare alla maggioranza una visione definita ed unitaria del cambiamento necessario all’Italia. La parola d’ordine è costruire, contribuire ad aprire una fase nuova insieme. Nel periodo della pandemia e della campagna vaccinale, nel pieno della discussione del progetto di Recovery, devono prevalere l’innovazione ma insieme ad uno spirito unitario. Siamo convinti che affrontare con efficienza la pandemia , aprire una stagione di rinascita e investimenti per il lavoro e l’economia sia doveroso e possibile con un impegno collegiale e senza rotture all’interno della maggioranza che inevitabilmente ritarderebbero l’attuazione di politiche utili al Paese”.

Sul fronte Movimento 5 stelle i vertici e i parlamentari non hanno dubbi: stare con il premier Conte senza se e senza ma, l’ipotesi di dare la fiducia ad un altro esponente dell’area giallo rossa sarebbe, infatti, attualmente fuori dalla discussione. Chiarissimo su questo punto il ministro Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà: “Immaginare oggi un Paese senza la guida del presidente Conte mi sembra una follia”, afferma, mentre sul rimpasto il suo è più che altro un desiderio: “Mi auguro che la squadra rimanga la stessa perché è una squadra che fino a oggi ha dato prova di saldi nervi e di forte capacità di affrontare problematiche inimmaginabili fino al 2019”, ma la questione è tutt’ora aperta e sicuramente non si può escludere che alcune “caselle” vengano riviste.