Che stoccata di Conte a Cantone! Per il premier i risultati raggiunti dall’Anac sono al di sotto delle attese. L’Autorità non ci sta e risponde per le rime

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Il “sassolino” è stato lanciato. E le successive increspature, sulla superficie dell’acqua, non potevano non farsi notare. Il premier Giuseppe Conte, impegnato oggi alla Camera nel discorso per la fiducia, ha rifilato una bella punzecchiata all’Anac di Raffaele Cantone. “Cercheremo di valutare bene il ruolo dell’Anac, che non va depotenziata, ma in questo momento non abbiamo dall’Anac i risultati che ci attendevamo”, ha detto senza troppi giri di parole. “Possiamo valorizzarla”, ha aggiunto, “ma in una prospettiva di prevenzione”.

Tanto è bastato per far filtrare un certo “stupore” dall’Autorità, dove si sottolineava, pur “senza intenzione di fare polemiche”, che “è probabile che il Presidente del Consiglio non conosca tutto ciò che Anac fa per prevenire la corruzione”.  Per questo l’Authority, non senza una punta di sarcasmo, ha reiterato a Conte l’invito ad assistere alla Relazione annuale in Senato il 14 giugno. Dietro le quinte, però, c’è chi ritiene che per il montante giustizialismo incarnato dai pentaleghisti una figura di magistrato moderato come Cantone potrebbe non essere proprio ideale. Lo stesso Cantone che peraltro è stato chiamato all’Anac dall’allora premier Matteo Renzi, da sempre criticatissimo da Lega e Cinque Stelle. Insomma, alla fine potrebbe non essere una sorpresa il tentativo di Conte di limare un po’ le unghie al capo dell’Anticorruzione. Magari sono solo suggestioni. O forse c’è una fetta di verità che le parti interessate esploreranno ancora più da vicino nei prossimi mesi.

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