Cooperazione strategica Italia-Albania: dall’energia alla sanità alle migrazioni, trattato (in tredici ambiti) a costo zero

Tredici ambiti di cooperazione, zero euro in più. È il perimetro contabile del nuovo accordo di cooperazione strategica tra Italia e Albania

Cooperazione strategica Italia-Albania: dall’energia alla sanità alle migrazioni, trattato (in tredici ambiti) a costo zero

Tredici ambiti di cooperazione, sette articoli, zero euro in più. È il perimetro contabile del nuovo accordo di cooperazione strategica tra Italia e Albania, firmato a Roma il 13 novembre 2025 da Giorgia Meloni e Edi Rama. La Camera lo discute in aula in questi giorni. Il disegno di legge di ratifica, il C. 2788, all’articolo 3 impegna le amministrazioni a provvedere “con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”. Energia, difesa, sanità, migrazioni, università: tutto a bilancio invariato.

Il Servizio Bilancio dello Stato della Camera l’ha trovata poco credibile. Nella relazione dell’11 maggio l’ufficio tecnico elenca le attività che l’accordo contempla e che producono spesa: trasferimento di persone condannate, addestramento di personale tecnico e militare, scambi di esperti, programmi di ricerca, cattedre universitarie, scuole straniere, unità di coordinamento. E ricorda un precedente: per l’accordo scientifico con il Costa Rica del 2016, ratificato nel 2025, le stesse voci erano state quantificate riga per riga. Del Comitato Congiunto creato dal trattato manca perfino una stima.

Il comitato che si riunisce in videochiamata

La risposta arriva il 20 maggio, in commissione Bilancio. Per il governo le misure sono in gran parte programmatiche, sul modello del Trattato del Quirinale con la Francia del 2021. Il comitato bilaterale si riunirà di regola a distanza, e per l’incontro in presenza, residuale, bastano i fondi missioni già a bilancio. Il precedente però regge poco: sul Quirinale i tecnici avevano sollevato la stessa obiezione e il governo di allora si limitò a ripetere che spese non ce ne sarebbero state. Due legislature, la stessa risposta.

Dentro il trattato, intanto, c’è un’industria. Il testo prevede progetti su petrolio e gas, materie prime strategiche, produzione congiunta di armamenti, munizioni e navi militari.

Il conto che arriva da Gjadër

Poi c’è il capitolo migrazioni, e lì la clausola di invarianza diventa acrobatica. Il testo impegna le parti all’attuazione effettiva del protocollo del 6 novembre 2023, ratificato con la legge 14 del 2024, quello dei centri di Shëngjin e Gjadër. Un conto quel protocollo ce l’ha, ed è noto: oltre 670 milioni preventivati fino al 2028, di cui 74 milioni già documentabili per la sola costruzione secondo la piattaforma “Trattenuti” di ActionAid e Università di Bari. Il Tavolo Asilo e Immigrazione conta circa 635 persone trasferite. A Gjadër il trattenimento costa 108 euro al giorno a testa, contro una media che negli altri Cpr italiani sta sotto i 50.

A Tirana, del resto, la prospettiva è un’altra. Il 12 maggio il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha ha spiegato che dopo i cinque anni il rinnovo resta incerto: con l’ingresso nell’Unione europea, atteso non prima del 2030, l’Albania perderà lo status di territorio extra-Ue. Poche ore dopo Rama ha corretto: il protocollo dura «fintanto che l’Italia lo vorrà». Antonio Tajani ha archiviato ricordando che il 2030 è lontano.

Il nuovo accordo dura cinque anni e si rinnova da solo, salvo disdetta con sei mesi di preavviso. La Camera lo ratifica scrivendo che non costa nulla, come nel 2024 ratificava i centri albanesi giurando che sarebbero stati un affare. Quanto sia costato quell’affare lo sappiamo ancora per approssimazione, e stavolta manca perfino una cifra da smentire.