Scontro sul Copasir, Salvini non molla la poltrona. La presidenza del Comitato che vigila sugli 007 spetta all’opposizione. Dunque alla Meloni

Copasir Volpi
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Che la presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che esercita il controllo sulle attività dei servizi segreti, spetti a un partito di opposizione, condizione in cui in questo momento si trova soltanto Fratelli d’Italia, è un fatto e non un’opinione.

A stabilirlo è una legge, la 124/2007, non si tratta né di una passi consolidata né di un’opzione e alla base della norma c’è un motivo ben preciso: poiché si parla di una commissione di controllo e di garanzia sull’operato della maggioranza, la guida spetta all’opposizione, altrimenti si arriverebbe a mettere in discussione il principio stesso sul quale è stato costruito il comitato, cioè la sua funzione di verifica dell’operato del governo sui servizi segreti.

Quello che si è venuto a creare è dunque un paradosso, visto che dal settembre 2019 il comitato è presieduto dal deputato Raffaele Volpi (nella foto), esponente di un partito – la Lega – che fa parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo in carica. Un evidente cortocircuito fra “controllore” e “controllato” su cui concorda tutto l’arco costituzionale, dal segretario Pd Enrico Letta – che in un incontro con la presidente di FdI Giorgia Meloni ha convenuto sul fatto che la presidenza spetti ad un esponente del suo partito – al deputato di Forza Italia e componente del Copasir stesso Elio Vito, che peraltro al momento risulta sbilanciato anche nella composizione visto che dei dieci parlamentari che lo compongono nove sono rappresentanti dei gruppi di maggioranza ed uno solo dei gruppi di opposizione (Adolfo Urso di FdI) mentre la rappresentanza dovrebbe essere paritaria. Si tratta di senso di opportunità politica ed istituzionale e di rispetto della legge 124, dunque, e non di “poltrone” come le definisce il leader della Lega Matto Salvini.

“Mi occupo di salute, non di poltrone. Lascio che di poltrone si occupino altri”, ha dichiarato ieri in merito, riferendosi forse al fatto che al lavoro sul dossier delle nomine in scadenza – un bel pacchetto di 518 poltrone di Stato tra cui Cassa Depositi, Leonardo, Fs, Rai e Gse) con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il capo di gabinetto del premier Antonio Funiciello e il dg del Tesoro Alessandro Rivera, c’è anche il super ministro leghista Giancarlo Giorgetti. O Forse vuol lasciare il beau geste del passo indietro a Volpi.

Fatto sta che da tre settimane, come ricorda il capogruppo di FdI alla Camera Francesco Lollobrigida, è stato chiesto formalmente ai presidenti delle Camere di esprimersi sull’interpretazione della norma sul Copasir mentre da Via Bellerio si continua a tirare in ballo un presunto precedente, quello del 2010, quando il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, alla presidenza dell’organismo di garanzia era stato eletto Massimo D’Alema che mantenne il ruolo anche col governo Monti e il passaggio del Pd alla maggioranza, ma la differenza è sostanziale: innanzitutto D’Alema si dimise e fu rieletto e poi quello del prof. Monti non era un governo politico, non aveva cioè ministri o sottosegretari espressione dei vari partiti mentre l’esecutivo Draghi è sì sostenuto da una larghissima maggioranza, ma è anche un governo politico perché è composto da ministri e sottosegretari che sono espressione dei gruppi parlamentari.