Coronavirus, Boccia: “Siamo ancora in emergenza. Basta un errore per distruggere settimane di sacrifici. Chi vuole riaprire se ne assuma la responsabilità. Ma dalla scienza pretendiamo chiarezza”

dalla Redazione
Politica

“Nella fase due entreremo dal 4 maggio, dobbiamo ancora mantenere la barra dritta”. E’ quanto ha detto, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, a proposito dell’emergenza Coronavirus. “Siamo nella fase in cui vediamo le prime luci – ha aggiunto – e dobbiamo difendere i risultati raggiunti. Capisco la voglia di uscirne, ma i numeri ci dicono che siamo ancora dentro l’emergenza. Se il presidente Emmanuel Macron prolunga il lockdown all’11 maggio, è perché sa che senza salute non c’è economia.

Per il ministro Boccia “parlare di normalità vuol dire illudere la gente, perché se fai un errore distruggi settimane di sacrifici di tutti”. “A chi non ha colto l’insegnamento di questi 45 giorni – ha aggiunto – perché annebbiato dal dio denaro, ricordo che l’Italia conta 160 mila casi e 20 mila morti. Chi pensa che il futuro sarà come il passato pre coronavirus, non ha capito in che fase del mondo siamo entrati. Ai fautori dell’aprire a tutti i costi ricordo che la solidarietà è venuta dal volontariato, dai medici e dagli infermieri partiti anche a Pasqua per andare in corsia al Nord, mettendo a rischio la loro salute”.

E sulle Regioni che procedono in ordine sparso, il ministro sottolinea: “I presidenti che vogliono riaprire se ne assumono la responsabilità, come ho detto a Fugatti che guida la Provincia di Trento e vuole sbloccare alcuni cantieri”. “Non è meglio aspettare la valutazione sulle classi di rischio di ciascun lavoratore – si domanda Boccia -, pronta fra sei o sette giorni? Perché partire prima, rischiando che si accenda un focolaio? Consiglio di seguire le linee della comunità scientifica e le scelte del governo”.

“Zaia – ha commentato il ministro per gli Affari Regionali – avrà fatto le sue valutazioni sulla base dei contagi, ma io penso che se qualche presidente di Regione apre i cantieri senza aspettare le classificazioni di rischio dell’Inail si assume la responsabilità delle forzature. Chiedo alla comunità scientifica, senza polemica, di darci certezze inconfutabili e non tre o quattro opzioni per ogni tema. Chi ha già avuto il virus, lo può riprendere? Non c’è risposta. Lo stesso vale per i test sierologici. Pretendiamo chiarezza, altrimenti non c’è scienza”.