Correntisti italiani senza fiducia, per il 58% in arrivo peggioramenti. Aumenta il pessimismo tra i risparmiatori. Sei correntisti su 10 ritengono che il 2015 sarà negativo

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La cura Renzi, secondo i correntisti italiani, è peggiore della malattia. Aumenta la tendenza al risparmio, se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno; la progettualità è stata abbattuta, se invece si vuole essere pessimisti (che tante volte è solo l’altra faccia del realismo). Il web incoraggia gli italiani a informarsi, a porre i prodotti WeBank  a confronto con quelli di Fineco o Mediolanum, per setacciare il mercato dei conti correnti e individuare un deposito che sia affidabile ed economico. E poi i soldi, o quelli che si riesce a salvare, ristagnano lì, nell’oblivio delle paure e dell’immobilismo di un Paese alla deriva.

A dirlo non sono politicanti attempati e intenti a fare propaganda d’opposizione di scarsa lega; non sono i sindacati motivati a farsi i belli per palesare con le parole un attivismo spesso assente nella sostanza. Ma sono i cittadini italiani, precisamente il 58% del campione preso in considerazione da Anima-Sgr, Fondo d’investimento indipendente, che ha preso in esame un bacino di correntisti ialiani interpellandoli sull’andamento della poitica e dell’economia italiane. E tante grazie per gli 80 euro e per il bonus bebè, annunciato in pompa magna come il grande provvedimento della Legge di Stabilità 2015.

L’indagine del gruppo ha posto il focus sulla fiducia degli italiani in possesso di un conto corrente, per comprendere come i consumatori percepiscano la situazione attuale, rilevando che il livello di pessimismo in prospettiva 2015 abbia subito un incremento inquietante. Nel maggio scorso, gli italiani che si dichiaravano pessimisti erano rappresentanti del 39% del campione, segnando nell’ultima analisi un aumento di quasi il 20%. Inoltre, il 36% degli scontenti ritiene che la situazione peggiorerà “di molto”.

Il dato ha, ovviamente, implicazioni pratiche e tangibili. La propensione al risparmio – che in un periodo di regressione non può che essere vista negativamente – aumenta dal 26 al 29%; soloil 53% dei correntisti italiani fa progetti a lungo termine e si abbassa la percentuale di chi è disposto a considerare la possibilità di intraprendere progetti di consumo, che passa dal 43 al 39%. Gli italiani tagliano le spese dei viaggi, dell’istruzione per i figli e, l’13% del campione, contiene le uscite anche sulle spese importanti.

Mutano le priorità: non ci sono forti motivazioni a guadagnare quanto, piuttosto, a preservare la propria condizione economica attuale. Il 45% (+2% rispetto a maggio) di chi detiene un conto corrente, pone attenzione soprattutto alla protezione del capitale investito, il 22% desidera contenere i costi, appena l’11% (-2%) spera di far fruttare il proprio capitale mediante investimenti. Investimenti che, tra l’altro, si spostano sempre più sulle transazioni virtuali (un correntista su cinque), contro il 14% di chi si dice disposto a investire su beni immobili.