Così i diritti vengono degradati a mera lotteria

Con il testo del disegno di legge sui caregiver familiari del governo Meloni i diritti vengono degradati a mera lotteria

Così i diritti vengono degradati a mera lotteria

L’approvazione del Ddl sui Caregiver familiari in Consiglio dei Ministri segna formalmente un passaggio storico, atteso da quando, nel 2017, la senatrice Laura Bignami ottenne il primo riconoscimento giuridico della figura. Tuttavia, un’analisi del combinato disposto tra il testo licenziato (che abroga la norma Bignami), il comma 227 della legge di Bilancio 2026 e il recente decreto legge Milleproroghe, svela un’architettura giuridica pericolante, minata da paradossi temporali e coperture “cannibali” che rischiano di degradare un diritto soggettivo a mera lotteria amministrativa.

Non entriamo nel merito dei requisiti richiesti per accedere al contributo, di cui si è detto già tutto e che sono da rigettare in toto per non ledere la dignità delle Persone (Caregiver familiari) ma analizzeremo altri e più preoccupanti aspetti. Il primo vulnus è strettamente finanziario.

Il vulnus finanziario

A fronte della narrazione ministeriale che celebra uno stanziamento a regime di 257 milioni di euro (poi 260 dal 2028), il comma 227 della legge di Bilancio ne blinda strutturalmente solo 207 a decorrere dal 2027. La differenza di 50 milioni non è “denaro fresco”, ma deriva da un taglio chirurgico al “Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità”: un gioco delle tre carte che sottrae risorse vitali ai servizi di inclusione e vita indipendente per finanziare un sussidio monetario parziale e per pochi.

Il cortocircuito normativo

Il 2026 è derubricato cinicamente ad “anno bianco” ovvero sospensione dei diritti: lo stanziamento irrisorio di 1,15 milioni finanzierà esclusivamente la burocrazia della piattaforma digitale INPS e, aspetto non da poco, l’assunzione di 110 funzionari destinati alla gestione delle pratiche, erodendo ulteriormente il montante destinato alle famiglie. Tuttavia, la criticità sistemica risiede nel cortocircuito normativo generato dal rinvio attuativo.

L’articolo 2 del Ddl ancora l’accesso al beneficio alla certificazione di un carico di cura “prevalente” (almeno 91 ore settimanali), da attestarsi tramite il PAI riformato o il Progetto di Vita. Ma l’articolo 5, comma 1, lettera a) del Milleproroghe ha esteso da 18 a 30 mesi il termine per l’adozione dei decreti attuativi dell’articolo 27 della Riforma Anziani, congelando di fatto l’operatività della Valutazione Multidimensionale Unificata.

Si genera così un vacuum legis insuperabile al 1° gennaio 2027: la norma sul Caregiver familiare richiede un requisito tecnico (la certificazione oraria nel nuovo PAI) che l’amministrazione, paralizzata dal rinvio del decreto milleproroghe, non avrà il potere giuridico di emettere. A ciò si aggiunge l’articolo 1, che proroga al 31 dicembre 2026 la determinazione dei LEP, lasciando il sistema privo di standard uniformi.

Carta straccia della sentenza costituzionale

Sul piano costituzionale, la costruzione di una misura “a rubinetto” per circa 52.000 beneficiari (calcolo elaborato sulla base del contributo erogato) – a fronte di una platea reale stimata da ISTAT (sui dati INPS e INAIL) in oltre 2,2 milioni di caregiver familiari – viola frontalmente il principio del “nucleo indefettibile” dei diritti sociali sancito dalla Sentenza n. 275/2016 della Consulta. La Corte ha stabilito che “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”.

Il Ddl, nel fare carta straccia della sentenza Costituzionale, inverte tale paradigma, subordinando la dignità a un tetto di spesa. Parametrare il sostegno a 1.200 euro trimestrali per un impegno disumano di 13 ore giornaliere equivale a un riconoscimento di 1,01 euro l’ora: una legalizzazione di Stato dello sfruttamento, inferiore persino alle paghe del caporalato condannate dalla giurisprudenza (e da tutte le anime belle della politica).

La sfida politica alla ministra Locatelli è lanciata in vista del 1° gennaio 2027: quale rimedio propone per perché l’annunciata rivoluzione dei Caregiver familiari non si trasformi in un “click day” della disperazione, confermando cosi il timore che il welfare sia divenuto mera merce di scambio sulla pelle dei più fragili?

di Francesco Alberto Comellini
Componente del Comitato Tecnico Scientifico
Osservatorio Permanente sulla Disabilità -OSPERDI ETS