Costa Concordia, il pm non fa nessun inchino a Schettino: la sua condotta inescusabile e inenarrabile. Il disastro tutta colpa sua

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Una requisitoria durissima. Senza sconti.  E che dipinge Francesco Schettino come un capitano ancora meno coraggioso di quanto apparso finora. Per il pm di Grosseto, Alessandro Leopizzi, quella dell’ex capitano della Costa Concordia è stata una condotta “inescusabile ed inenarrabile”. Secondo l’accusa nel processo quel naufragio che causò 32 morti fu dovuto senza dubbi a un “fattore umano”. Un atto d’accusa durissimo che tira in ballo la stessa compagnia di navigazione. “Costa Crociere in quattro anni lo fece passare da comandante di petroliere a comandante di grandi navi da crociera”, afferma il pm ribadendo poi che  “Sia dentro che fuori l’aula è sembrato ed è stato anche detto a gran voce che la compagnia Costa fosse scampata a qualsiasi sanzione che l’ordinamento italiano prevede. Non è così, non ci sono stati trattamenti né di favore né di sfavore, ma ci si attiene a quello che l’ordinamento prevede”.

Ma quella nave era perfettamente funzionante secondo il pm che nell’udienza di stamani a Grosseto ha ribadito: “Quella nave non era una bagnarola ma una nave con apparati di prim’ordine, un gioiello”. Di seguito la dura invettiva contro Schettino e le sue presunte responsabilità e negligenze. Tra queste ultime ci sarebbero la cena con la moldova Domnica Cemortan, il non essersi procurato una carta nautica dettagliata per poter passare nelle vicinanze del Giglio, il silenzio con l’armatore della deviazione con passaggio ravvicinato all’Isola per fare l’inchino e il non sapere dell’esistenza dello scoglio del Sole. Insomma le colpe del disastro, secondo Leopizzi, sarebbero tutte di Schettino e di nessun altro.,