Costretti a rimpiangere Gheddafi. La Libia: l’Isis può arrivare in Italia. E Renzi si aggrappa all’Onu

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La situazione si va facendo sempre più esplosiva. Proprio per questo, anche a livello europeo, finalmente qualcosa si muove. Perché la realtà è che l’avanzata dell’Isis in Libia, a questo punto, non può essere trascurata un minuto di più. Ieri è stato il premier libico Abdullah Al Thani a chiedere con la massima urgenza un intervento. In caso contrario, ha detto, il califfato punterà dritto sull’Italia. Anche l’Egitto si è attivato in modo a dir poco pesante, compiendo dei raid aerei contro Derna, ormai in mano all’Isis. E dal fronte europeo è stata la Francia di Francois Hollande a rompere gli indugi: serve un’immediata convocazione del consiglio di sicurezza dell’Onu. Insomma, quella andata in scena ieri è stata l’ennesima giornata convulsa.

SCENE DI GUERRA
Tre raid aerei a distanza di poche ore. La risposta egiziana all’uccisione in Libia dei 21 copti da parte dei militanti dell’Isis non si è fatta attendere. Aerei hanno colpito obiettivi jihadisti in tre fasi: il primo attacco si è svolto ieri notte (verso le 4 ora italiana), il secondo verso le 11, il terzo poco dopo le 14 ora italiana. Nell’incursione di metà mattinata, il portavoce del Comando dell’aviazione libico ha precisato che sono state colpite postazioni dell’Isis e di Ansar al Sharia a Derna e sarebbero stati uccisi 64 terroristi dello Stato islamico, tra cui “tre dei loro leader”. Anche i caccia dell’aviazione militare libica, fedele al generale Khalifa Haftar che si è detto pronto a collaborare con l’Egitto, hanno infatti partecipato ai raid aerei compiuti all’alba, sebbene dal Cairo non sia stata citata alcuna collaborazione delle forze regolari libiche: “Confermiamo che la vendetta per il sangue degli egiziani” è “un diritto assoluto e sarà applicato”, si è leggeva nel comunicato delle forze armate del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. I raid sono stati portati in base “al diritto dell’Egitto di difendere la propria sicurezza e stabilità e per vendetta e risposta agli atti criminali di elementi e formazioni terroriste all’interno e all’esterno del paese”, ha concluso la nota. Dal fronte europeo è stato il giorno degli appelli all’Onu. Il presidente francese Hollande si è detto d’accordo con al-Sisi sul fatto che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe riunirsi con urgenza sulla situazione in Libia e adottare nuove misure.

IL FRONTE INTERNO
Per il premier italiano, Matteo Renzi, “questo non è il tempo dell’intervento miliare”. Il concetto, secondo il presidente del consiglio, è che bisogna aspettare la proposta dell’Onu.  “La visione del governo è una sola”, ha detto Renzi in un’intervista al Tg5, “ossia attendere che il Consiglio di sicurezza Onu lavori un po’ più convintamente sulla Libia. La comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La forza delle Nazioni Unite è decisamente superiore a quella delle milizie radicali”. E ha aggiunto: “Il Paese è fuori controllo da tre anni, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Non si passi dall’indifferenza totale all’isteria irragionevole”. Nel frattempo Al Thani, il premier del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, ha chiesto all’Occidente di sferrare un’offensiva aerea per stanare i jihadisti che controllano Tripoli. “Altrimenti”, ha avvertito, “la minaccia dilagherà nei Paesi europei e specialmente in Italia”.

 

Governo confuso. Ora Renzi frena sulll’intervento militare e vuole scenda in campo l’Onu

La situazione è tesa, non ci sono dubbi. A tal punto che il governo italiano, in un momento a dir poco concitato, sulla questione Libia-Isis rischia di andare in ordine sparso. Ieri, tanto per dire, se ne è avuta una prova. Da una parte il premier Matteo Renzi, che si è detto contrario a un intervento militare se non dopo una discussione che deve avvenire all’interno dell’Onu. Dall’altra il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che a un certo punto della giornata si è allineata alla posizione del premier, ma ha ammesso anche che l’Italia è pronta a mandare 5 mila uomini in Libia per fermare l’avanzata del califfato isalmico.

LO SCENARIO
Per non parlare del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, che nel week end aveva avuto modo di chiarire che l’Italia è pronta a prendere in considerazione l’ipotsi “bellica”.  “La visione del governo è una sola”, ha detto Renzi in un’intervista al Tg5, “ossia attendere che il Consiglio di sicurezza Onu lavori un po’ più convintamente sulla Libia. La comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La forza delle Nazioni Unite è decisamente superiore a quella delle milizie radicali”. E subito dopo ha aggiunto che “il Paese è fuori controllo da tre anni, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Non si passi dall’indifferenza totale all’isteria irragionevole”. Per la Libia “è urgente che la diplomazia in questo momento corra’’, ha detto il ministro della Difesa Pinotti, secondo la quale in Libia “bisogna mettere intorno a un tavolo i soggetti moderati”. E dopo questo primo passo c’è la necessità che “la comunità internazionale dia una mano alla stabilizzazione interna”.

LE IPOTESI
Il nostro paese, però, è pronto all’intervento. “L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord”, ha detto il ministro in un altro momento, “per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente”. La Pinotti ha infine ammesso che l’opzione dell’invio di militari in Libia è al vaglio da tempo: “Ne discutiamo da mesi ma ora l’intervento è diventato urgente”. Il  ministro degli esteri, Gentiloni, lo scorso week end aveva già fatto capire che la gravità della situazione è tale che l’Italia è pronta a prendere in considerazione la possibilità di un coinvolgimento militare. Ma sulla questione, ieri, sono arrivate le prime e forti prese di posizione internazionale. Che influiranno sulle scelte finali.

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