Cottarelli pronto a dare lo schiaffo a Renzi

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Di Mario Sensini per Il Corriere della Sera

«Venti miliardi di tagli alla spesa pubblica si possono fare, perché partiamo da una base di 700 miliardi, ma bisogna andare oltre, guardare oltre il 2015. In questo contesto i mille giorni del programma di governo sono un tempo giusto».

Il Commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, continua ad essere ottimista sulle prospettive dell’operazione dalla quale il governo si attende gran parte delle risorse necessarie per finanziare il rilancio dell’economia. Anche se appaiono sempre più verosimili le indiscrezioni su un suo possibile abbandono dell’incarico.

Al Tesoro spiegano che i 20 miliardi di tagli già sul 2015 di cui ha parlato Renzi pochi giorni fa in un’intervista non sarebbero comunque interamente affidati alla spending review (dovrebbero includere anche una rimodulazione della spesa attuale, segnatamente quella per gli incentivi alle imprese). Tra pochi giorni Palazzo Chigi e l’Economia definiranno con precisione gli obiettivi, ma la portata originaria dei tagli non dovrebbe subire grandi rimaneggiamenti: circa 15 miliardi il prossimo anno, che salirebbero a oltre 30 nel 2016.

«La revisione della spesa dovrà essere un processo continuo. Non è una corsa sprint, e nemmeno una maratona, piuttosto — dice Cottarelli — è una corsa a staffetta». Anche se il Commissario non svela se passerà o meno il testimone. Lui ha espresso il desiderio di tornare al Fondo monetario, Renzi lo ha pregato di restare, ma inseguito dai cronisti nei giardini di Villa d’Este, a Cernobbio, Cottarelli dribbla ogni domanda sul futuro.

Secondo fonti attendibili, tuttavia, il commissario sarebbe pronto a lasciare già questa settimana per rientrare a Washington. Per il momento preferisce parlare del suo lavoro attuale. Invitando il governo ad alleggerire l’impianto normativo («Ci sono troppe leggi, che fanno da veri e propri colli di bottiglia»), e suggerendo «sanzioni e controlli per chi non rispetta i tempi di attuazione dei provvedimenti». «Io dovevo fare il rapporto sulle municipalizzate per il 31 luglio. Ci ho messo una settimana in più e mi è dispiaciuto, — dice Cottarelli a Corriere Tv —, ma se ci avessi messo sette mesi in più, qualcuno avrebbe dovuto prendere provvedimenti».

I tagli definiti dal governo confluiranno nella Legge di Stabilità del 2015, che secondo Padoan sarà «uno dei primi passi della strategia dei mille giorni», di cui saranno perno centrale le riforme.

A cominciare da quella del lavoro «perché la rimodulazione del modo di creare occupazione ha un effetto “segnaletico” importante dentro e fuori il Paese» dice Padoan, secondo il quale se è vero che «c’è il problema delle priorità», è anche vero che «più riforme si sostengono a vicenda. Quella della pubblica amministrazione serve a quella del lavoro e a quella dei mercati, come la riforma della giustizia civile contribuirà a migliorare l’ambiente in cui operano le imprese» dice Padoan, replicando a chi accusa il governo di aver messo troppa carne al fuoco o a chi gli suggerisce di scegliere pochi obiettivi per volta e realizzarli, come fa l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne.

Le riforme, secondo Padoan, dovranno essere anche l’asse portante della strategia europea per l’uscita dalla crisi, insieme all’integrazione dei mercati, e alla ripresa degli investimenti. Oltre al “fiscal compact” sulla disciplina di bilancio, e l’”industrial compact” su cui già si lavora, «serve anche un “investment compact”, sfruttando anche meccanismi finanziari innovativi» dice Padoan. Che non lascia Cernobbio senza aver prima riportato l’attenzione sul problema numero uno, il debito «di cui si parla poco, ma che si porta via 84 miliardi di interessi l’anno».

La discesa dello spread, che rende le cose più semplici, dipende anche dal recupero del merito di credito dell’Italia, «che non va dato per scontato, ma va difeso ogni giorno», dice Padoan che boccia senza appello le ipotesi di un piano shock per ridurre il debito. «Fantasie, noi lavoriamo sulla valorizzazione degli immobili e delle partecipazioni, e sulle dismissioni».