Il Covid costa caro alle donne. È esploso il gap di genere. I dati dell’associazione della deputata Rossello (FI). E una richiesta: più incentivi a chi assume lavoratrici

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In totale tra uomini e donne, tra il 2019 e il 2020, si sono persi 841mila posti di lavoro. Il 55,9% donne e il 44,1% uomini. Sono i dati dell’ultima newsletter dell’associazione Progetto Donne e Futuro, guidata dalla parlamentare Cristina Rossello (Forza Italia), che ha fatto realizzare una ricerca ad hoc sui principali effetti della pandemia sulla condizione lavorativa femminile in Italia. “Siamo molto preoccupati per l’oggettiva gravità della situazione”, ha detto la Rossello, che da tempo si batte per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulla necessità di migliorare le condizioni di lavoro femminile.

Il 57,5% delle donne lavora attualmente in presenza, il 34,7% prevalentemente da casa in modalità smart working, e il 7,8% risulta in cassa integrazione/ferie/congedo/aspettativa. Complesse anche le ricadute sul piano emotivo. Il 42,5% delle donne dichiara di vivere la propria situazione lavorativa con ansia e rabbia ritenendo che la situazione stia incidendo profondamente sul proprio rendimento lavorativo.

LA NEWSLETTER. Il 28,4% ritiene che il peggio sia passato, il 24% che nulla sia cambiato (nel bene e nel male) rispetto al periodo pre-Covid. Alla domanda se a livello lavorativo gli uomini e le donne prima dell’emergenza erano trattati allo stesso modo la risposta è “no” per il 69,4% delle donne occupate, sì per il 21,6%. Al quesito, invece, sulle prospettive che si apriranno finita l’emergenza, ovvero se si creeranno situazioni di penalizzazione lavorativa per le donne rispetto ai colleghi uomini la risposta è “sì” per il 45,5% delle lavoratrici, “no” per il 37,4%.

Una sfiducia massiccia si registra, poi, nelle risposte sui possibile effetti della crisi pandemica sul lavoro femminile. Il 55,7% ritiene che ci saranno effetti negativi perché ci saranno più donne disoccupate e perché il carico di lavoro delle donne aumenterà. Solo il 9,2% ritiene che ci saranno effetti positivi dal momento che aumenteranno i servizi e gli strumenti per la conciliazione. Per il 20,8% non si registreranno impatti. Rispetto agli uomini la donna oggi ha meno diritti e meno possibilità per il 62,6% delle lavoratrici, uguali diritti e possibilità per il 32,8% delle donne, più diritti e più possibilità solo per uno sparuto 4,6%.

Per rispondere alle preoccupazioni emerse da queste ricerche l’associazione ha individuato le policies che sarebbero favorevolmente accolte sia dalla parte datoriale che dalle donne che lavorano. Ovvero un ampio programma di incentivi fiscali e contributivi per quelle aziende che riconoscano parità di retribuzione per gli stessi ruoli e mansioni lavorative; che facilitino la conciliazione di vita privata e lavoro; che abbiano presenze importanti di donne nei livelli gerarchici più elevati (negli organi amministrativi ma anche nei primi livelli dirigenziali); che partecipino direttamente in imprese costituite da donne oppure a fondi specializzati in investimenti sull’imprenditoria femminile. Vogliamo anche sostenere – dichiara l’associazione – tutte quelle iniziative basate su applicativi informatici tese alla misurazione puntuale delle differenze di genere.