Il crac di Banca Etruria è senza colpevoli. Ultimo schiaffo ai risparmiatori. Per i pm i vertici dell’istituto ingannarono i clienti

Banca Etruria
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Sarà dura da spiegare ai tanti risparmiatori che hanno perso i risparmi di tutta una vita nel crac di Banca Etruria che, per quanto successo, non sembrano esserci colpevoli. Il procedimento relativo al filone del falso in prospetto, ossia uno dei filoni principali della maxi inchiesta, si è concluso con i tre imputati, l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore Luca Bronchi e il dirigente Davide Canestri, che sono stati assolti con la formula del “fatto non sussiste” per una delle emissioni di obbligazioni subordinate contestate mentre è scattata la prescrizione per le altre due finite al centro del processo.

La decisione del giudice monocratico di Arezzo, Stefano Cascone, è arrivata dopo una camera di consiglio durata almeno due ore ed è in netto contrasto con le richieste di condanna che il pubblico ministero, Julia Maggiore, aveva sollecitato durante la propria requisitoria quando, il 25 marzo scorso, ha chiesto un anno e mezzo per Fornasari e per il dg Bronchi, mentre un anno netto per il responsabile dell’epoca del risk management di Banca Etruria, Canestri. A parere dell’accusa, infatti, il prospetto per sottoscrittori di bond del 2013 non rappresentava le reali condizioni della banca e di conseguenza i risparmiatori interessati non avevano tutti gli strumenti per prendere decisioni adeguate.

Dall’archivio: Il Consiglio di Stato salva il pm di Banca Etruria. Rossi indagò su papà Boschi e fu consulente di Renzi. Ma per i giudici di Palazzo Spada può restare a capo della Procura di Arezzo.

SCONTRO IN TRIBUNALE. Il capo di imputazione era relativo a tre prospetti allegati alle obbligazioni emesse da Banca Etruria e collocate nel mercato risalenti rispettivamente ad aprile, giugno e dicembre 2013. Per le prime due è subentrata la prescrizione mentre per il terzo l’assoluzione. Il caso, inutile dirlo, era clamoroso perché proprio per quanto accaduto, con il decreto di risoluzione del 22 novembre 2015, migliaia di risparmiatori venivano beffati per oltre cento milioni di titoli letteralmente finiti in fumo.

“Sembra che i colpevoli siamo noi risparmiatori” ha commentato, uscendo dall’aula assieme al proprio avvocato Lorenza Calvanese, uno degli acquirenti delle obbligazioni. Presente in aula anche uno degli ex azionisti della banca, Angelo Caramazza, che al termine dell’udienza si è sfogato raccontando di essere “deluso. Ho perso i miei soldi investiti nelle azioni ed ancora non ho avuto alcun ristoro” ma solo quella che definisce l’ennesima beffa.

Diametralmente opposte le reazioni degli imputati con l’avvocato Luca Fanfani, difensore di Canestri, che ha commentato: “È stato un lavoro lungo e pesante, soprattutto per i colleghi di Milano e a loro va buona parte del merito di questa assoluzione. Siamo soddisfatti, una vicenda che era nata in maniera estremamente ambigua con le sanzioni Consob palesemente tardive che la stessa Corte d’Appello aveva definito inspiegabili e infondate”. Secco, invece, il commento del procuratore capo Roberto Rossi secondo cui “aspettiamo di leggere le motivazioni” alla luce delle quali deciderà se presentare ricorso o meno.