Cresce il bilancio dei medici morti a causa del Coronavirus, sono 40. Primo caso anche in Puglia. Oltre 140 quelli contagiati solo a Bergamo

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“Ad oggi nella provincia si sono ammalati 144 medici di famiglia e purtroppo 4 colleghi sono caduti sul campo. Siamo stati mandati in riva al mare a provare a bloccare lo tsunami a mani nude, senza nessuno scudo, ed alcuni di noi sono morti. Adesso siamo ancora lì e stiamo costruendo una diga che possa frenare quest’onda: non lo facciamo per noi o per gli ospedali, ma lo facciamo per la nostra amata gente”. A dirlo è la Federazione italiana medici di medicina generale di Bergamo a proposito del sanitari che si sono ammalati di Coronavirus.

Oggi, riferisce ancora la Fimmg, il Covid-19 si è portato via “Mario Giovita, Antonino Buttafuoco, Vincenzo Leone e in queste ore anche Carlo Alberto Passera”. Dall’inizio dell’emergenza, secondo l’ultimo aggiornamento fornito dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, sono 40 i camici bianchi che hanno perso la vita in tutta Italia. Oltre seimila, secondo gli ultimi dati dell’Iss, il numero di operatori sanitari finora contagiati dal virus.

“Nonostante i nostri appelli – aggiunge la Federazione italiana medici di medicina generale di Bergamo – non si è capito da subito che questa non è solo un’emergenza ‘intensivologica’ (ove ringraziamo per i miracoli fatti nell’aumentare i posti delle rianimazioni), ma è anche – o forse soprattutto – un’emergenza di sanità pubblica. In questo primo mese gli sforzi organizzativi delle istituzioni sono stati concentrati quasi esclusivamente verso i livelli ospedalieri trascurando di fatto il territorio. Nonostante l’inadeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale e l’assenza di protocolli uniformi, i medici di famiglia ci sono e ci sono sempre stati dal primo giorno, pagando spesso in prima persona l’aver curato coraggiosamente i propri assistiti”.

La FIMMG bergamasca ricorda, infine, che “in questo momento 200 mila cittadini bergamaschi sono formalmente senza il loro medico di famiglia: in realtà questo numero è decisamente inferiore poiché quasi tutti i colleghi, nonostante debilitati dalla malattia, stanno lavorando 12 ore al giorno (spesso anche nel weekend) con consulenze telefoniche, ricette, certificati e prodigandosi direttamente per assicurare le visite indifferibili attraverso il coinvolgimento di altri colleghi e servizi”.