Croce Rossa ridotta in barella. L’emorragia degli sprechi

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di Andrea Koveos

La Croce Rossa Italiana è incerottata, investita dai debiti e da quella precarietà che non ha risparmiato nemmeno un’associazione che ha per scopo l’assistenza sanitaria e sociale sia in tempo di pace che in tempo di conflitto. Soldi non ce ne sono più, tanto che il Governo Letta ha concesso un aiutino, inserito nel decreto del Fare, di 150 milioni di euro. La ragione principale della non economicità di alcune convenzioni è causata dall’elevato costo del personale e, conseguentemente, dei servizi offerti dalla Croce Rossa che sono più cari rispetto a quelli che potrebbero costare altre strutture privatistiche. Guardando i numeri del bilancio di previsione del 2013, il saldo non è ancora entusiasmante mentre il disavanzo economico consolidato viaggia sui 14 milioni di euro. Solo nel Lazio il buco della Cri è stato di 26 milioni nel 2011. Inoltre, sono oltre 1.500 i precari che hanno in ballo cause di lavoro per un costo a carico di 50-70 milioni. In tutto i volontari della Croce rossa sono 150mila a cui si aggiungono 139 mila soci e poco meno di 4mila dipendenti, dislocati nelle varie sedi regionali dell’associazione. Francesco Rocca, l’ex commissario straordinario in carica dal 2008 e oggi presidente ha dovuto fronteggiare un’emergenza finanziaria senza nemmeno avere a disposizione le carte necessarie. Appena insediato sul libro paga dell’Ente erano iscritti 5mila dipendenti con una dotazione di ben 23 auto blu. Rocca ha pulito 7 mila voci di bilancio ed eliminato tutte le entrate fantasma.
Solo per il personale, documenta la Corte dei Conti, si spendevano 208 milioni nel 2005. Nel 2007 la Croce rossa fungeva da vero e proprio ufficio di collocamento; un carrozzone (la chiamata diretta era una prassi consolidata) che elargiva mediamente stipendi ben oltre i 200 milioni di euro. Ingenti gli sprechi su cui spesso sono stati costrette a intervenire i giudici contabili.
E solo da poco si è riusciti a realizzare una tesoreria unica in grado di razionalizzare i flussi finanziari per quasi tutti gli ambiti regionali (a eccezione della Lombardia e della Toscana, a regime nel 2012) ed è stato previsto il progressivo completamento per le unità provinciali e locali.

Le riserve
Atro che tesoretto. Il patrimonio immobiliare censito è a dir poco importante e costa di 432 terreni e 981 fabbricati. Un capitale potenziale che potrà essere utilizzato per ripianare i debiti nonostante dal 2005 ad oggi la Croce rossa ha assorbito dalle casse pubbliche oltre il miliardo di euro. La maggior parte dei fabbricati (78,09%) è utilizzata direttamente dalla Cri ad uso uffici o deposito mentre la parte rimanente (21,91%) è data in locazione. E’ bene ricordare che il decreto di riordino della Croce rossa, dal punto di vista finanziario, conferma gli impegni già previsti per il 2013 e il 2014, e, quindi, il tetto del contributo all’Ente stesso (10 per cento in meno nel 2016 rispetto al 2015 e del 20 per cento a decorrere dal 2017).
Questa riduzione costituisce uno degli obiettivi di un’operazione complessa di riforma e di completamento del risanamento della gestione, che trasformerà Cri in un’associazione privata di promozione sociale che dovrà sostenersi in larga misura su finanziamenti privati.

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